Toxic 2

Se Toxic 2 fosse una donna, sarebbe una di quelle bastarde che ti fanno sudare sette camicie senza nemmeno sapere se alla fine ne vale la pena. Però ora, dopo aver faticato e finito il gioco, possiamo assicurarvi che ne è valsa la pena. Questo titolo è cattivo, ma non nel senso che è brutto: è solo che spesso vi chiederete se i programmatori siano un gruppo di sadici torturatori reduci del KGB. Spieghiamoci meglio iniziando col dire che in Toxic 2 morirete e morirete tanto; nel vostro frenetico zompettare fra piattaforme, robot e bombe, ciò che ci viene richiesto è una precisione quasi millimetrica in ogni azione, che sarà frutto di un continuo  trial&error. Voi siete un panzuto omino in tuta antisettica, reduce del primo Toxic, che  dovrà battersi contro i robot del primo capitolo, questa volta dominatori dell’intera umanità. La struttura di gioco rappresenta quindi un netto passo avanti rispetto al primo capitolo, pur mantenendone invariate le meccaniche di base: si tratterà sempre di posizionare bombe di vario tipo in maniera strategica per annichilire i nemici e sfruttare l’ambiente a vostro favore (magari rivelando qualche passaggio segreto). Il gioco infatti, oltre a 20 livelli di base, offre 10 scenari segreti.

Vi stupirete fin da subito di come il framerate e la velocità dell’azione siano stati incrementati, regalando al gioco un’aspetto estremamente frenetico: il tempismo sarà la vostra dote più preziosa. Non è tutto perfetto però e qualche difetto c’è: i livelli sono in genere molto lunghi e impegnativi. Basterà un salto sbagliato per finire in una pozza d’acido e dover ricominciare da capo: non ci sono checkpoint e dovrete calibrare ogni salto sul muro con perfetto tempismo. Il comparto sonoro è davvero poco vario, sebbene ben costruito.
Sono sicuramente difetti che intaccano relativimente la valutazione totale e che sicuramente non pregiudicano un’esperienza in grado di intrattenervi con qualcosa di nuovo ad ogni livello.

Gioca a Toxic II


Potete trovarlo anche nella sezione Arcade di MTV

Scrivi il primo commento a questo articolo