
Non sbaglia, né esagera chi ha paragonato questo piccolo (sigh) gioiello al mistico spin-off di Half Life, Portal, né chi avendoci giocato sarebbe disposto a dare un braccio (o meglio una gamba, altrimenti addio mouse+tastiera) pur di poterne scaricare qualche livello in più.
Questo è l’unico difetto di Gravity Bone e, a dirla tutta, anche del suo creatore Blender81, i cui lavori dimostrano sempre una certa cura per l’interfaccia e i dettagli che a volte manca nei titoli indipendenti (e non solo, per carità ) e che appassionano immediatamente, per concludersi però quasi subito, lasciando con la voglia di averne ancora.
Sviluppato col motore di Quake II (ma non richiede il gioco installato) Gravity Bone è uno “spygame” in prima persona, dove i personaggi, in barba al fotorealismo di questi tempi, sono fatti di cubi (la testa) e parallelepipedi (il corpo e le appendici) con una vocina campionata da alieni. Basta finire il primo livello (o anche solo accedere alla fornace) per rendersi conto dell’affinità con l’umorismo nero ed essenziale di Portal, mentre è nell’utima parte del secondo (e portroppo ultimo) livello che Gravity Bone svela la carta vincente con un inseguimento che trasuda genio da tutti i frame. Davvero imperdibile.


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