Pathways

27022009-pathwaysjpgUno degli aspetti che più apprezzo della scena indie, è l’incredibile spazio che concede ad ogni genere di innovazione. In questo periodo ci sta passando sotto agli occhi di tutto, ma il tipo di sensazioni che trasmettono giochi come Pathways, sono ancora merce rara. Nato dalla mente di Terry Cavanagh, Pathways entra a far parte del controverso filone degli ‘Art Games’, al quale appartengono progetti come The Majesty Of Colors e Passage. Si parla quindi di titoli che cercano di comunicare sensazioni in maniera alternativa, talvolta a scapito del gameplay o del divertimento immediato.

Così, mentre  The Majesty Of Colors ci avvolgeva con la sua atmosfera onirica, Pathways parla della casualità della vita, e in particolare di come un’unica scelta possa cambiare tutto. Il giocatore viene messo nei panni di uomo ed è in grado di muoversi solo in avanti, cambiando direzione solo quando si imbatte in un bivio. Ogni volta che completerete un percorso vi ritroverete al punto d’inizio, finché non avrete sperimentato tutte e otto le deviazioni. C’è poco altro da dire se non che Pathways è un’esperienza che va gustata con pazienza, lasciandosi prendere dai suoi ritmi e le sue atmosfere, apprezzando come si sia riuscito a comunicare il senso di ineluttabilità del tempo, attraverso l’impossibilità di tornare sui propri passi.

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