Don’t Look Back è l’ennesima dimostrazione della genialità di Terry Cavanagh, creatore del recente Pathways. Quello che inizialmente può sembrare un affascinante platform dalla difficoltà sempre crescente, con boss battle e una musica d’atmosfera, si rivela invece una piccola perla dall’incredibile level design e dai numerosi tocchi di classe. Senza voler spoilerare nulla, la seconda parte del gioco è un meraviglioso inno al mito greco di Orfeo, mentre il ‘finale’ lascia spiazzati per qualche secondo. Il tempo necessario di realizzare ciò che è accaduto e fare un applauso al monitor. Dietro un piccolo e breve gioco dalla grafica fin troppo semplicistica e dall’elevata difficoltà si cela invece qualcosa di molto più profondo.
















6 Responses
Giocato tutto.
Che si può dire… ancora un colpo di genio che mette tanta invidia!
Posted on 6 marzo 2009 at 01:40
geniale!
Posted on 13 marzo 2009 at 12:34
geniale a dir poco, dopo essermi rincretinita per passare il secondo boss ed alcune pedane ostiche… il finale è sensazionale. molto d’effetto *_*
Posted on 6 aprile 2009 at 22:34
[...] esempi sono i titoli narrativi di Terry Cavanagh (Pathways, Don’t Look Back) o quello che ne è il predecessore più riuscito, ovvero Passage di Jason Rohrer. Passage è ciò [...]
Posted on 27 aprile 2009 at 15:19
[...] fossi costretto a salvare un solo titolo uscito quest’anno dalla distruzione del mondo sceglierei Don’t Look Back di Terry Cavanagh. È forse il tentativo meglio riuscito di sempre di trasposizione di un’opera [...]
Posted on 21 dicembre 2009 at 03:56
[...] artistici (e un po’ spocchiosi) di Pathways, Cavanagh ripete l’esperimento fatto con Don’t Look Back: laddove in quest’ultimo il giocatore non poteva voltarsi indietro, ora è incapace di [...]
Posted on 10 gennaio 2010 at 02:10
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