Perché mai chiamare Pandaland un gioco in cui non c’è neanche l’ombra di un panda? In realtà , non tutti sanno che il panda a cui si riferisce Svante Danielsson nel suo breve platform è un altro. Avete presente i ragazzi e le ragazze che, un po’ come le ganguro nipponiche, si truccano pesantemente il volto? Ecco, quelli sono i panda in questione. Dicevamo, Pandaland è un brevissimo (tre livelli e un boss) platform 2D, con parecchie citazioni ad altri giochi e riferimenti, ovviamente, allo stile emo e alle nuove tendenze giovanili. Un’esperienza fatta di sprite carinissimi e buoni midi viene però rovinosamente intaccata da un livello di difficoltà infimo. Dal momento che ciascun item raccolto ridà energia, è possibile finire l’intero gioco senza morire nemmeno una volta, mentre il boss finale ha un solo pattern d’attacco, risultando così di una banalità e semplicità senza pari. Il gioco è realizzato con Game Maker e, premendo F4, sarà possibile passare dalla modalità fullscreen a quella in finestra.
Pandaland
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