The Blue Beanie

160509-thebluebeanieNeanche il tempo di avviare il gioco e vedere la prima schermata che già pensi a un nome. Uno solo. Samorost. Senza nasconderlo più di tanto, l’australiana Daphne Lim, studentessa alla Royal Melbourne Institute of Technology, ha realizzato un gioco chiaramente ispirato alla piccola perla di Jakub Dvorský. E questo The Blue Beanie, udite udite, è riuscito decisamente meglio di quanto si potesse mai sperare: così come Samorost, il punta e clicca di Daphne è caratterizzato da affascinanti ambienti vegetali e, allo stesso modo, oggetti interattivi sono incollati su foto statiche.

Il protagonista della breve avventura è Marchie, una bianca e paffuta creatura che vive nella foresta assieme alla sua famigliola. Proprio come in Samorost 2, la trama si apre con un furto: una gazza ladra un po’ rompiscatole ha ben deciso di rubare il cappello blu a Marchie e portarlo nel proprio nido. Poche schermate, qualche oggetto interattivo visibile con non troppa difficoltà e sistema di password che permette di riprendere da un determinato punto. Non che serva davvero: The Blue Beanie è completabile in 10-15 minuti e non è troppo difficile, sebbene sia estremamente piacevole da giocare, guardare e ascoltare.

Avrebbe potuto tranquillamente chiamarsi “La gazza e il cappello”, dato che il gioco di Daphne Lim sembra una di quelle meravigliose favolette per bambini scritte da Esopo. Breve, magica e narrata spensieratamente. L’aver replicato in buona parte il più famoso Samorost non è affatto un motivo per additare il gioco: The Blue Beanie ripropone tutti gli aspetti meglio riusciti dell’opera originale e, paradossalmente, l’unica schermata in cui tenta di aggiungere qualcosa di suo è proprio la meno riuscita tra tutte. Chissà se l’autrice deciderà di realizzare una nuova avventura, simile per atmosfere e stile.

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