“Io ho visto cose…” disse un po’ di tempo fa un cazzuto Replicante. Magari non sarà legata strettamente alla indie game culture (ci sarebbe molto da discuterne, in realtà ) ma The Art of Games, la prima e unica mostra italiana dedicata alla game art, merita anche qui il suo spazio. Perché è meravigliosa. Perché è un motivo di vanto. Perché, in sostanza, è una figata.
Organizzata dal team di Fabbrica Arte, TAOG ha fatto il suo debutto nel Centro Saint Bénin di Aosta, dove resterà fino al prossimo 8 novembre. Mesi di lavoro e tanto aiuto da parte delle istituzioni locali hanno permesso di realizzare una vera e propria mostra d’arte, in cui erano esposte le opere di alcuni tra i più celebri artist del settore videoludico. Un centinaio di illustrazioni e concept art su tela, legno o altri materiali, raffiguranti brand più o meno famosi, come Halo, Gears of War, Heavenly Sword, Guild Wars o Afro Samurai. Tra i tanti.
Ho avuto così modo di incontrare Paul Sullivan, Daniel Dociu o Alessandro Taini. Peccato non ci fosse (almeno io non l’ho visto) Jason Chan, il cui Junk Angel è stato usato per la locandina ufficiale dell’evento (mentre Zombie Playground e White Angel sono, in assoluto, due delle mie opere preferite). Una serie di panel descrittivi, un percorso artistico che ha inizio dalla prima forma d’arte e arriva alla nascita della game art; una solenne musica realizzata ad hoc e giochi di luci soffuse al suo interno. Tutto è maestoso, elegante e dannatamente perfetto. Non sbaglia Marco Accordi Rickards, presidente di AIOMI (tra coloro che hanno patrocinato la mostra) ad affermare, nel corso dell’inauguriazione, che “mai prima d’ora i videogiochi hanno avuto un evento in Italia tanto curato, degno motivo di vanto anche a livello internazionale”.
All’enorme buffet di benvenuto, oltre agli artisti invitati, era possibile incrociare e scambiare quattro chiacchiere con personalità di rilievo, giunte ad Aosta proprio per prendere parte all’evento. Tra questi c’era Matteo Bittanti, tra i più noti studiosi italiani di game culture e docente all’Università di Stanford, il quale ha tenuto una breve parentesi sulla crescita game art nel corso della conferenza stampa. Machinima, Spore e Little Big Planet sono stati tra i punti salienti del suo discorso.
Il successo e la qualità di TAOG fa ben sperare nella crescente dignità riconosciuta alla game art, e il fatto che abbia debuttato in Italia è semplicemente un’enorme soddisfazione. Un consiglio? Entro novembre fatevi una vacanza ad Aosta: il biglietto d’ingresso alla mostra è davvero irrisorio e, oltretutto, il posto è splendido e il cibo è uno spettacolo.


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