L’arte è in gioco

260509-taog“Io ho visto cose…” disse un po’ di tempo fa un cazzuto Replicante. Magari non sarà legata strettamente alla indie game culture (ci sarebbe molto da discuterne, in realtà) ma The Art of Games, la prima e unica mostra italiana dedicata alla game art, merita anche qui il suo spazio. Perché è meravigliosa. Perché è un motivo di vanto. Perché, in sostanza, è una figata.

Organizzata dal team di Fabbrica Arte, TAOG ha fatto il suo debutto nel Centro Saint Bénin di Aosta, dove resterà fino al prossimo 8 novembre. Mesi di lavoro e tanto aiuto da parte delle istituzioni locali hanno permesso di realizzare una vera e propria mostra d’arte, in cui erano esposte le opere di alcuni tra i più celebri artist del settore videoludico. Un centinaio di illustrazioni e concept art su tela, legno o altri materiali, raffiguranti brand più o meno famosi, come Halo, Gears of War, Heavenly Sword, Guild Wars o Afro Samurai. Tra i tanti.

Ho avuto così modo di incontrare Paul Sullivan, Daniel Dociu o Alessandro Taini. Peccato non ci fosse (almeno io non l’ho visto) Jason Chan, il cui Junk Angel è stato usato per la locandina ufficiale dell’evento (mentre Zombie Playground e White Angel sono, in assoluto, due delle mie opere preferite). Una serie di panel descrittivi, un percorso artistico che ha inizio dalla prima forma d’arte e arriva alla nascita della game art; una solenne musica realizzata ad hoc e giochi di luci soffuse al suo interno. Tutto è maestoso, elegante e dannatamente perfetto. Non sbaglia Marco Accordi Rickards, presidente di AIOMI (tra coloro che hanno patrocinato la mostra) ad affermare, nel corso dell’inauguriazione, che “mai prima d’ora i videogiochi hanno avuto un evento in Italia tanto curato, degno motivo di vanto anche a livello internazionale”.

All’enorme buffet di benvenuto, oltre agli artisti invitati, era possibile incrociare e scambiare quattro chiacchiere con personalità di rilievo, giunte ad Aosta proprio per prendere parte all’evento. Tra questi c’era Matteo Bittanti, tra i più noti studiosi italiani di game culture e docente all’Università di Stanford, il quale ha tenuto una breve parentesi sulla crescita game art nel corso della conferenza stampa. Machinima, Spore e Little Big Planet sono stati tra i punti salienti del suo discorso.

Il successo e la qualità di TAOG fa ben sperare nella crescente dignità riconosciuta alla game art, e il fatto che abbia debuttato in Italia è semplicemente un’enorme soddisfazione. Un consiglio? Entro novembre fatevi una vacanza ad Aosta: il biglietto d’ingresso alla mostra è davvero irrisorio e, oltretutto, il posto è splendido e il cibo è uno spettacolo.

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