Mentre tutto il mondo è in attesa del già ‘annunciato Air Pirates, il fecondo Jonatan “Cactus” Söderström si è concesso un viaggio nei Paesi Bassi, dove ha fatto un salto al NLGD Festival of Games e tenuto una “lezione” alla Utrecht School of the Arts: Cactus, sul suo blog, scrive che gli studenti “hanno sviluppato cose interessanti, che si spera un giorno abbiate l’opportunità di provare”. Ma il Dr. Manhattan dei videogiochi (come lo definì Derek Yu) non se ne è stato certo con le mani in mano, e in sole tre ore, ecco pronto Evac.
Tecnicamente è un semplice platform a tempo: un omino composto da una manciata di pixel esordisce con “Credo ci sia qualcosa che non va nel mio computer”: il PC prende fuoco e il mondo inizia corrodersi (sarebbe “consumarsi tra le fiamme” ma l’effetto è più di acido) pixel dopo pixel. Praticamente quel che succede a tutti quando il proprio PC va in pappa, solo non in senso metaforico.
Da questo momento, esitare un secondo in più risulterà letale e, crollata una scala o una certa piattaforma, non resterà altro che ricominciare il livello dopo essere precipitati nel baratro. La particolarità , comunque, sta nel fatto che non sempre la via più breve è quella giusta; nel secondo livello, ad esempio, bisognerà attendere che si crei un buco per scendere al piano sottostante e continuare da lì: ma attenzione alle fiamme!
La firma di Cactus (come se non bastasse la meccanica a orologeria) è rappresentata dalle didascalie del personaggio e il tempismo col quale appaiono. Anche se prerenderizzate, sono un ottimo modo per dare spessore a quello che a prima vista potrebbe passare altrimenti come l’ennesimo esperimento-platform indipendente.


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