Lunnye Devitsy nasce come omaggio ai 40 anni dal primo sbarco dell’uomo sulla Luna, realizzato dalla collaborazione tra James Whitehead (Satan Sam) e Alex Sumersai-Rai. Il gioco sfornato da Boss Baddie! è un puzzle-platform esplorativo, in cui il giocatore impersona una piccola creatura aliena caduta sulla Luna. Attraverso una serie di enigmi più o meno originali, bisognerà trovare un modo per tornare a casa, mentre si raccolgono oggetti sparsi qua e là per i vari scenari. In Lunnye Devitsy è assolutamente impossibile morire: il giocatore dovrà semplicemente orientarsi sul suolo lunare, accompagnato da un’orecchiabile colonna sonora. Gli amanti dei pad saranno contenti di sapere che il gioco supporta pienamente il controller Xbox 360, ma prima di acquistare il titolo assicuratevi che la vostra scheda video supporti gli Shader 2.0, necessari anche solo per avviarlo.
Archive for luglio, 2009
Lunnye Devitsy
When Pigs Fly
L’eccentrica Anna Anthropy (Mighty Jill Off) è tornata in azione con un nuovo e irriverente gioco: ma niente tutine sadomaso, stavolta. Il protagonista è un porco. Un porco con le ali. Un porco con le ali intrappolato in una profonda caverna. L’obiettivo del giocatore sarà quello di svolazzare attraverso le varie grotte, evitando gli ostacoli e azzeccando il momento esatto per spiccare saltelli e piccoli voli.
Nonostante si tratti del primo gioco in Flash mai realizzato da Anna, When Pigs Fly è dannatamente difficile e frustrante, ed è pronto a sputarti in faccia, calpestarti e poi buttarti nuovamente a calci all’interno delle sue buie caverne. Non mancano achievement da sbloccare portando a termine il gioco secondo determinati criteri, mentre i progressi verranno salvati automaticamente quando si passa da una schermata all’altra. Anna lo ha definito “un gioco in cui bisogna gestire alla perfezione gli spostamenti, e cercare di controllare il desiderio di andare avanti veloci evitando le collisioni.”
Fig. 8: tra scie d’inchiostro e formule matematiche
Ammetto di non aver mai capito nulla di elettronica. A scuola era un incubo: il solo vedere quei circuiti disegnati sul libro o sulla lavagna mi gelava il sangue. Non vi dico poi quando toccava a me calcolare voltaggi e resistenze in parallelo, o peggio, montare circuiti integrati: condensatori e chippaglia varia si trasformavano in batterie di tric-trac che neanche a capodanno.
Forse se a quei tempi avessi potuto mettere gli occhi sulla Fig. 8 di Intuition Games (già famosi per Gray e il più recente e ambizioso The Great Red Herring Chase) le cose sarebbero andate diversamente. Di sicuro avrei provato in tutti i modi a far stare in piedi una biciclettina di fil di rame per poi farla dribblare elegantemente fra le formule e le rappresentazioni oscilloscopiche stampate nero su bianco sul libro di testo. Con le ruote imbevute di inchiostro colorato (o potevo farmi prestare uno smalto da un’amica) avrebbe disegnato allegri ghirigori, ben più attraenti e gratificanti di un’espressione (ir)risolta.
Non sembra però che alla base di questo progetto ci sia un’ossessione per il mondo dei circuiti stampati; l’idea pare invece basarsi sull’evoluzione di un’installazione artistica di uno dei membri di Intuition Games, Greg Wohlwend, ispiratagli, come dichiara a compendio delle foto, da “tracce di bicicletta su una strada innevata”. Comunque sia, non vediamo l’ora di saltare in sellino.
Rubber Ninjas
Sono lontani i giorni in cui si giocava a nascondino o ad accalappiare rane e lucertole con gli amici tra i prati. Siamo cresciuti, vogliamo di più, ed ecco Thief e Monster Hunter ad accontentarci. Questi sono i giochi di noi maschietti, mentre la mia cuginetta più che una cucina di plastica desidera un DS con Cooking Mama. Fin qui normale evoluzione, ma che dire delle buone, vecchie bambole di pezza? Tutte le nostre mamme ne hanno accudito una prima di poter accudire noi, ma dubito che le riconoscerebbero nelle virtuali “rag doll” moderne.
Giocare con le “bambole di pezza” oggi è infatti una prerogativa non più (esclusivamente) femminile. C’è a chi piace buttarle per le scale, magari spinte da un camion (come la serie Stair Dismount di Jetro Lauha) piuttosto che marionettarle a suon di arti marziali (Kung fu Ragdoll di Mark Healey) o lotta libera. Ed è questo il caso di Rubber Ninjas.
A svilupparlo è stato l’italianissimo Matteo Guarnieri, che dal suo blog ha annunciato l’uscita del gioco anche per Windows; trattasi di un picchiaduro tridimensionale in cui si combatte a suon di manichini e simulazione di fisica. Per rendere l’idea: avete presente Toribash? Bene, sostituite il minuzioso sistema di controllo frame-per-frame con uno decisamente più arcade (i soli tasti freccia), semplificate un po’ i manichini, chiudeteli in un arena circolare a gravità zero ed ecco Rubber Ninjas.
Il gioco comprende 50 livelli, modalità multiplayer per due giocatori (in locale) e la possibilità di personalizzare manichini e armi una volta acquistata la versione completa. Ovviamente, non avete scuse per non provare almeno la demo e gli altri giochi di Rag Doll Software, ovvero Ragdoll Masters (una sorta di prototipo di Rubber Ninjas), il platform N-Ball e il rubabandiera Super Stealball. Tutti sfruttano un particolare engine fisico sviluppato da Guarnieri e sono (cosa che può non trasparire da uno dei trailer) di immediata padronanza e divertimento. Peccato solo per la mancanza di una qualsivoglia modalità online che avrebbe aggiunto longevità e un motivo in più per perfezionare le proprie skill di giravolte a zero-G.
Scarica la demo di Rubber Ninjas PC - Mac
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IndieContest: BOH va sulla Luna!
Trombette, botti e tric trac per l’annuncio del vincitore del primo IndieContest. Che poi, anche se siamo in piena estate, hanno partecipato in tanti, a dimostrazione che un concorso online è pure meglio della topa in bikini sulla spiaggia. E comunque, mentre voi prendevate parte al contest, io in spiaggia ci sono stato e mi sono preso pure una grossa scottatura: del tipo che sembro un bigusto fragola e vaniglia. Avete presente, no? Sì che avete presente.
E bòn, niente: il concorso di BOH è finito da qualche giorno ed è ora di annunciare il vincitore. Sarà perché la sua idea era più carina delle altre, sarà perché il nome mi ricorda un personaggio di Harry Potter, o sarà perché, dopotutto, era l’unica ragazza ad aver partecipato, ma Luna ha vinto il premio con la vignetta che trovate qui in basso. Complimenti!
Time WTF?
L’aveva già annunciato in un precedente post, ma nessuno c’aveva creduto… o non l’aveva capito! Sappiamo bene quanto Edmund McMillen sia un autentico pazzo scatenato artista con una verve costantemente provocatoria, ma questa volta rischiavamo davvero di non capire neanche cosa stesse proponendoci. Per fortuna se n’è accorto, e con un post più canonico ha ripetuto l’annuncio ufficiale di Time Fuck (o Ufck o Kufc… ancora non si sa).
Si tratterà (stando alla definizione di Ed) di un puzzle platform con elementi di logica. Non un art-game, ma un gioco sulle relazioni sociali e un’allegoria su cose a cui non abbiamo mai pensato, una fuga dalla comune esistenza, un’esperienza sul come vediamo qualcosa in una parola anche se scomposta e riformulata con le stesse lettere a caso.
Semplice no? Se siete ancora confusi, potete gettate uno sguardo agli eloquentissimi screenshot… È un pallone quello che vi è spuntato intorno alla testa? Tranquilli, è l’effetto Edmund. Di qualunque cosa si tratti, Time Fuck è stato sviluppato (da McMillen e William Good) in occasione del contest Power of Three indetto da Newgrounds.com. Potremo dunque metterci le mani non appena la giuria di Tom Fulp avrà sentenziato assegnandogli un nastro d’argento, magari dalla forma fallica.
Calo di prezzo per Bricks4Ever!
È il momento di un po’ di sano campanilismo: tramite Twitter, i ragazzi del team indie siciliano Running Pixel hanno annunciato un netto taglio di prezzo per Bricks4ever, ora disponibile su Xbox Live per soli 80 MP. Si tratta di un ottimo clone di Arkanoid, con una meravigliosa miscela di musiche elettroniche, neon e colori psichedelici. Con quattro modalità diverse, esperienza cooperativa e cinquanta livelli di gioco, Bricks4ever è rimasto per un periodo nella Top 10 dei giochi più venduti su Xbox Live Community Games. Un raro esempio del motto “Italians do it better”.








