Le ombre di Lylat

200709-shadowoflylatÈ un uccello? Un aereo? Una meteora? Superman? No: è una volpe su un Airwing. C’è anche un falco scorbutico, una lepre spelacchiata e una rana con la parlantina sciolta. La cricca di Star Fox insomma, solo non targata Nintendo, né Rare e neanche Namco. La squadra di mercenari galattici stavolta è al soldo dell’indipendente Sol Team, e dalle immagini e dai trailer viene da dire: “Finalmente!”. Ma come ci si è potuti ridurre a tifare per la riuscita di Shadows of Lylat, fangame di una delle serie di punta Nintendo? Cominciamo dall’inizio.

In realtà la genesi di Star Fox è un tantino più articolata della semplice trovata-hobby di Miyamoto. A sviluppare il rivoluzionario motore 3D (parliamo del 1992-93) del gioco fu un piccolo gruppo di programmatori inglesi capitanati da Dylan Cuthbert e Giles Goddard di Argonaut Games, i quali avevano fatto spalancare gli occhi a mandorla dell’itera casa di Kyoto con il primo gioco 3D per Game Boy, tale X (originariamente Eclipse o Lunar Chase). Il tipico processo di sviluppo occidentale (prima il motore, poi il design) era ciò che mancava a Nintendo e di cui aveva bisogno. Certo, lo SNES era in grado di ruotare e scalare sprite, ma Cuthbert e Goddard riuscirono a fargli muovere poligoni utilizzando un chip (il Super FX) che sarebbe stato stampato direttamente sulle cartucce. Su quell’ossatura Miyamoto disegnò i personaggi e tratteggiò la storia, aggiungendo quel pizzico di personalità in più che ancora oggi distingue  la saga Star Fox da un qualsiasi altro sparatutto spaziale.

Fay la cagnolina pilota cancellata con Star Fox 2

Fay, la cagnolina pilota cancellata con Star Fox 2

Il gioco (pubblicato nel 1993) ebbe un enorme successo, tanto che a Cuthbert venne chiesto di svilupparne un seguito che avrebbe sfruttato una versione potenziata del chip Super FX. Il gioco era pronto nel 1995, ma Nintendo decise di abortire il progetto per concentrarsi sul lancio del Nintendo 64, console (seppur ancora a cartucce) in grado di gestire nativamente il 3D. Cuthbert e Goddard lavorarono ancora per qualche anno in Nintendo, ma nessuno dei due collaborò a quello che ancora oggi è considerato il capitolo più riuscito della saga: Star Fox 64 (Lylat Wars in Europa). Pur essendo ancora uno sparatutto su binari, questo nuovo capitolo vantava (oltre alle ovvie migliorie grafiche e sonore) sezioni in spazio aperto. Le voci dei personaggi erano doppiate, c’era il multiplayer, livelli a bordo di un carrarmato e di un sottomarino, una grande colonna sonora e finali alternativi. Il gioco venne venduto insieme al Rumble Pak, e necessitava (purtroppo) del Controller Pak per poter salvare la partita nel punto in cui si era arrivati e spegnere la console senza dover ricominciare daccapo, anche se il tutto era sviluppato in modo da poter essere portato a termine in una singola sessione di gioco. Poi si doveva ricominciare per forza dal primo pianeta-livello (Corneria) e scovare il modo di intraprendere una diversa rotta per poter così visitare pianeti-livelli differenti e approdare a un diverso finale sul pianeta del malvagio Andross.

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Il protagonista simil-Fox di Dinosaur Planet

Star Fox 64 venne pubblicato nel 1997, un anno dopo l’uscita del Nintendo 64 in Giappone e America. Ma, nonostante il suo successo, la grande N continuò a eludere le domande su un possibile seguito, finché all’E3 del 2000 non iniziò a trapelare la voce che Miyamoto guardasse di buon occhio una possibile conversione del promettente titolo Rare, Dinosaur Planet, in un nuovo capitolo di Star Fox. E così fu: tra infiniti rinvii e rimandi (uno a causa della ferma volontà di Rare di implementare la tecnica del fur shading) Dinosaur Planet divenne nel 2002 Star Fox Adventures sul Game Cube. La novità più eclatante era un gameplay da gioco di ruolo che relegava le classiche sezioni sparatutto in astronave a semplici parti di contorno. Fox doveva esplorare il pianeta dei dinosauri, caduto nelle mani del perfido Generale Scales, esplorando dungeon, risolvendo enigmi e combattendo (armato solo di bastone) con gli scagnozzi di Scales. Il paragone con Zelda era inevitabile: molti attendevano Star Fox Adventures addirittura come lo “Zelda maturo e fotorealistico” in contrasto con i trailer cartoon di The Legend of Zelda: The Wind Waker. Ma restarono delusi, poiché Adventure aveva sì una grafica “fotorealistica”, ma per il resto faceva acqua da tutte le parti: la storia era guidatissima, i combattimenti di una semplicità disarmante (attaccava solo il nemico lookato) e gli enigmi praticamente si risolvevano da soli. Star Fox Adventures fu l’unico e ultimo gioco sviluppato da Rare per Game Cube, dopodiché la società inglese venne acquistata da Microsoft come first-party.

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Il team di Assault al completo... e il vecchio Peppy?

Con il canto del cigno di Rare inizia il declino della saga, poiché Nintendo, qualche mese prima dell’uscita di Adventures, annunciò che un nuovo Star Fox era  lavorazione. Ma il cantiere, purtroppo, era quello di Namco. E non bastarono le critiche ad Adventures per insinuare nel colosso nipponico l’idea che, senza una concreta e attenta partecipazione del team di sviluppo interno, anche il brand più forte rischiava di diventare un “gioco qualunque”. Fu così che nel 2005 uscì Star Fox: Assault, titolo dal gameplay di nuovo incentrato sugli scontri spaziali a bordo di Airwing e a terra ma… a piedi! Neanche una nuova modalità multiplayer bastò a compensare quest’ultima, infelice trovata. Fox e compagni si muovevano bene nello spazio, ma sembravano pezzi di legno motorizzati  una volta atterrati sulle basi nemiche popolate da spigolosi insetti in stile Starship Troopers. Assault non aveva né le qualità tecniche di Adventures, né tantomeno la magia di Lylat Wars.

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Una delle mappe della parte strategica di Command

Quella volta, i lamenti di critica e fan devono essere riusciti a spaccare qualche vetro, visto che Nintendo affidò il capitolo successivo a Q-Games (Ape Escape vi dice qualcosa?), la sofware house fondata dallo stesso Dylan Cuthbert una volta lasciata Nintendo. Finalmente la saga era in mani quantomeno consapevoli di cosa stessero maneggiando, e un anno dopo uscì Star Fox Command per Nintendo DS. Va dato atto che Cuthbert riuscì in molti mezzi miracoli. In primis, nonostante Command fosse il primo titolo della saga a dover fare i conti con il touch screen del DS, il sistema di controllo era tutto sommato solido e funzionale: con lo stilo si orientava mira e direzione dell’Airwing, si attivava il turbo, il freno o si compivano acrobazie, mentre con qualsiasi tasto si faceva fuoco. Fu inoltre introdotta la modalità strategica andata persa con Star Fox 2. Ogni livello presentava una sorta di mappa-scacchiera con nemici da distruggere o obiettivi da conquistare muovendo in un determinato numero di turni gli Airwing a disposizione. In più, ogni personaggio aveva la sua nave giocabile con specifiche caratteristiche come velocità e potenza di fuoco. Era presente una modalità multiplayer sia in locale che online, e incredibilmente tutto funzionava a dovere. Finalmente Fox McCloud era di nuovo sul suo vero trono: l’angusto ma divertente abitacolo dell’Airwing.

Ma parliamoci chiaro: anche se Star Fox Command è riuscito nell’essere un bel gioco, può un semplice “bel gioco”, per giunta su di una console portatile, ritenersi il degno successore di Star Fox 64? Insomma, stiamo parlando di uno dei giochi più belli e importanti per Nintendo 64 (e non solo), per forza di cose è necessaria una produzione che strizzi dall’hardware corrente tutte le potenzialità e le fonda in un gameplay da manuale. Purtroppo le possibilità di vedere Fox e compagni su Wii sono scarsissime. Non ci sono annunci, né voci, se non quella dello stesso Cuthbert, che dichiara di non essere interessato a un nuovo Star Fox poiché non vuol far parte di grandi lavori, soprattutto sul “giocattolo” Wii. Ben vengano allora fan game del livello di Shadows of Lylat, in sviluppo da sei lunghi anni e che verrà pubblicato “quando sarà pronto”. La grande N non potrà certo ignorare un progetto di tale portata, poiché come già detto, dal materiale che circola in rete il Sol Team sembra avere abbastanza carte in regola per riuscire nell’impossibile: avvicinarsi prepotentemente al re, Star Fox 64. Gli Airwig sono tirati a lucido, la Great Fox è più in forma che mai, nemici vecchi e nuovi affollano lo spazio di Lylat fra asteroidi ed esplosioni da ogni dove. Non resta che attendere (o collaborare) in balia dell’hype già pari, questo sì, all’attesa che ogni titolo Nintendo sa suscitare.

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