A quanto pare le tematiche “sesso” ed “educazione” sono piuttosto complicate da vendere al pubblico maistream, cosa che rende la sfida ancora più appetibile tra gli sviluppatori indie: la community di TIGSource ha da poco concluso un contest a doppio tema, in cui sono stati proposti decine di titoli a sfondo sessuale e/o educativo. Molti di questi purtroppo sono rimasti solo prototipi, altri sono stati realizzati a metà , ma fra quelli che ce l’hanno fatta ne abbiamo scelto tre da proporvi.
Il primo è Back Door Man: si tratta di un’avventura grafica sviluppata da Edmundo Ruiz e Francisco Gonzalez di Grundislav Games (già autori di molte avventure, fra cui la serie mistery di Ben Jordan e un piccolo spin off di Donnie Darko) nella quale vestiamo i panni di un escort… ma senza l’apostrofo, perché si tratta di un uomo! Nel gioco si devono rivivere tre racconti, nei quali il protagonista “viene a contatto” con altrettanti clienti: una ragazza, una vecchia e un uomo. In base a quel che diremo/faremo ci si presenterà poi un diverso finale più o meno tragicomico. Per questo l’avventura non è affatto lunga e si presta a essere rigiocata più volte, anche perché è scritta sorprendentemente bene, con battute e scene memorabili.
Mr. Jones’ Dream, di David Sulon, è invece un platform minimalista che narra dell’assurdo sogno di un impiegato. Tutto funziona alla grande, dal modello
pixelloso del protagonista alle frasi (stile Glados) che emergono dal suo inconscio dipingendolo e caricando di significato il mondo e le apparizioni circostanti (come una montagna d’oro, un mostro-dollaro piuttosto che un maialino con le ali). Il gioco può considerarsi in sostanza un unico grande enigma, a sua volta formato da altri piccoli puzzle, tra i quali spiccano quelli che richiamano alcuni numeri (“Six = 3″), degni del Dott. Kawashima e del suo Brain Training.
Infine, in un contest maturo dedicato al sesso non poteva certo mancare un po’ di malsano hard boiled; ecco allora Edmund (sviluppato da tale Farmergnome), la storia di due personaggi che si intrecciano attorno al maltrattamento e allo stupro di una donna. È strutturato come un platform piuttosto lineare e dalle tinte noir che ben caratterizzano sia la parte “cittadina” sia quella ambientata sul campo di battaglia (una sorta
di Vietnam). È breve ma molto intenso, anche grazie a musiche e suoni azzeccati e che danno spessore a ogni elemento degli scenari. Purtroppo, l’ ingiustificata assenza di checkpoint gli fa perdere non pochi punti, considerato anche che, contro ogni logica, l’autore ha ben pensato di inserire voragini da salto millimetrico in un quartiere di Detroit. Ma, anche così, Edmund regala un’esperienza avvolgente, partendo dal menù di selezione dei personaggi fino ad arrivare all’ultimo dei finali, che difficilmente potremo provare presto nella più spinta delle produzioni tripla A.


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