Hands-on: Machinarium

260909-machinariumL’annuncio della distribuzione italiana di Machinarium, da parte di Multiplayer.it Edizioni, non può che ridestare l’interesse (peraltro mai sopito) intorno alla prossima avventura grafica targata Amanita Design. Ebbene, finalmente anche noi di Indie Vault abbiamo avuto modo di provarla con zampa, ed ecco un piccolo assaggio di quello che vi attenderà il prossimo mese.

La parola d’ordine di Amanità è “immersione”. Così come nei due Samorost, questa nuova avventura coinvolge sin dalla schermata iniziale; una panoramica su una landa-rottamaio con una città-castello dalle alte torri irregolari stagliata in lontananza. Sulla ferraglia si appollaiano buffi robottini con dalle eliche cigolanti. Un colpo di mouse e flapflap, se ne volano via. Certo è superfluo, ma è fatto così bene!

Cliccando su Play New Game, qualcosa si attiva dalle parti della città-castello: è un cargo di rifiuti, e fra la ferraglia assortita viene scaricato anche il nostro piccolo protagonista. Primo compito-tutorial è quello di rimetterlo insieme cercando le varie parti del suo corpo nascoste tra i rifiuti. Facciamo così pratica con l’inventario (si possono combinare oggetti) e con la semplicissima interfaccia di gioco: puntando in giro, il cursore muterà in manina o zampette in base all’azione performabile (prendere-attivare qualcosa, piuttosto che camminare o salire scale). Inevitabile sorridere quando ci si rende conto di poter allungare o accorciare il robottino a mo’ di fisarmonica.

260909-machinarium2Il mondo di gioco presenta elementi e fondali disegnati a mano: tutto è scarno, sporco, gettato a caso eppure organico, sensato e vivo grazie a un magistrale utilizzo del Flash. L’occhio è costantemente solleticato dalla miriade di minutissimi dettagli che si fondono per dar vita all’atmosfera complessiva, come sbuffi di vapore, luci tremolanti, gocce di olio, mosche o fili ondeggianti. Questo per non parlare delle animazioni del protagonista e degli altri robot: dal droide-spazzino ai cattivi di turo, ogni PNG si muove trasudando personalità.

Il primo vero quadro, richiede di mettere in pratica quanto imparato nel tutorial: un robot-poliziotto tira una cordicella e il suo collega si affaccia dalla gabbiola in alto. Un saluto militare, ed ecco abbassato il ponte per entrare in città. Ovviamente non è così facile per il nostro piccolo amico. Come ingannare la guardia? Cercando in giro ecco una pila di coni di plastica e un barattolino di vernice. Arrampicandosi pian piano, poi, afferriamo una lampadina: combinando il tutto ecco un perfetto cappello da vigilante. Ora basta allungare il ventre a fisarmonica e il gioco è fatto. Solo che sul ponte c’è una macchia d’olio che… beh, basta così. Tantissimo ancora c’è da raccontare (sappiate ad esempio che la soluzione del gioco è stata inserita all’interno del’avventura stessa in un modo mai visto), ma il resto lo scoprirete leggendo la recensione e, ovviamente, giocando a questo imperdibile (confermato) grande capolavoro indie.

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