Con i suoi occhietti svalvolati e il corpicino da lattina riciclata, il robottino Josef ci aveva già conquistati un mesetto fa. Ora più che mai, in sede di recensione, possiamo confermarvi che Machinarium è uno di quei giochi che non si può assolutamente non avere. La nuova avventura di Amanita Design è ambientata in un mondo-rottamaio popolato da robot. Il protagonista, Josef, viene scaricato con la spazzatura fuori dalle mura della città . È piccolo e, a parte l’abilità di allungare il corpicino a mo’ di cannocchiale, è indifeso e privo di peculiarità : non fuma, non cigola, non beve, non suona uno strumento e non fa le pulizie, non ha nessuna spiccata caratteristica (contrariamente a tutti gli altri robot) se non quella di essere l’eroe alla ricerca della sua bella.
Nonostante la premessa iniziale non sia certo delle più originali, una volta lanciato il gioco è facile che passino ore prima che riusciate a smettere. E non è detto che sia perché l’abbiate finito: il titiolo permette di salvare la partita (contrariamente al nostalgico sistema di password di Samorost) e dura in media 6-7 ore, un’enormità se paragonata alla media dei giochi indie.
Trattandosi di un’avventura grafica, gli ostacoli sul nostro cammino sono presenti ovviamente sottoforma di enigmi. Non tutti sono semplici e fortunatamente è molto difficile che si abbia la sensazione che il gioco stia richiedendo qualcosa di illogico o immotivato. Basta ragionare sui meccanismi, sui bottoni o su quant’altro Josef può mettere fisicamente le mani, magari allungandosi. Bisogna cioè, perché qualcosa possa accadere, far interagire il protagonista con l’ambiente e non semplicemente cliccare in punti dall’aspetto “sensibile” ma fuori portata (come era invece in Samorost). L’interfaccia è semplicissima e l’inventario permette di combinare oggetti nel più classico dei modi. Se poi doveste trovarvi in estrema difficoltà sappiate che gli sviluppatori hanno inserito (oltre a un semplice sistema di aiuti) la “guida completa” direttamente nel gioco: cliccando sul libro in alto a destra lo si porta in primo piano. Per aprirlo bisogna prima sbloccare (ogni volta) la serratura completando un minigioco: si avrà così accesso alla pagina della guida dedicata all’area in cui ci troviamo, ma non crediate di trovarvi un elenco di “cose da fare” così, nero su bianco. La guida è rappresentata con delle vignette che potrebbero benissimo essere gli storyboard utilizzati dagli sviluppatori per mettere a punto i livelli.
Dulcis in fundo: il gioco presenta una veste grafica semplicemente stupefacente. Il mondo-discarica è stracolmo di “inutili” dettagli che gli danno vita, amalgamati insieme in modo impeccabile. Aggiungeteci personaggi caratterizzati in maniera unica (nel senso letterale di uno diverso dall’alto) animati con cura certosina e forse potrete avrete una parvenza di quel che rappresenta questo gioco. Se non riuscite a immaginare nulla, niente panico: i ragazzi di Amanita hanno pubblicato una demo gratuita sul sito ufficiale, contenente i primi tre livelli giocabili direttamente sul vostro browser. Se non volete spendere al buio la pur considerevole cifra di 20$ vi conviene correre a dargli un’occhiata. Sappiate però che Machinarium ne vale ogni centesimo.


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