Torchlight

Scritto da Marco Marescail 5 novembre 2009 |

051109-torchPotremmo definirlo “il Diablo III dei poveri”, ma sarebbe infinitamente riduttivo: tant’è che dietro il logo della misconosciuta Runic Games si celano menti quali Travis Baldree (creatore di Fate), Max Schaefer e Erich Schaefer (co-fondatori di Blizzard North) e un po’ tutto l’equipaggio dell’ormai praticamente affondata Flagship Studios Seattle, che con Mythos non era andata proprio a gonfie vele, purtroppo. Ma a quanto pare, per quei quattordici baldi sviluppatori è giunto il momento della rivincita (o della redenzione, fate voi): Torchlight è ignorante, è chiassoso, è violento ed è dannatamente colmo di mostriciattoli d’ogni sorta che aspettano solo di farsi massacrare… tutto quello che si poteva volere da un dungeon crawler che si rispetti, insomma! Si fa giocare, scorre veloce e fa perdere facilmente la cognizione del tempo, in un modo che ricorda alla lontana gli antichi fasti di Diablo II, senza tuttavia riuscire a regalare le stesse atmosfere e sensazioni.

Il concept è piuttosto classico: si sceglie l’alter ego fra i tre presenti (distruttore, alchimista e conquistatore), si sceglie il pet (gatto o cane, proprio come in Fate) e si va in giro ad ammazzare tutti senza troppi complimenti, tra un dungeon generato casualmente e una quest principale. Forse nessuno mai lo etichetterà come il messia degli hack ‘n slash, ma onestamente a noi non ce ne frega niente: Torchlight diverte, e lo fa pure in grande stile. Il tutto è mosso dal buon vecchio Ogre: eppure, la grafica cartoonosa confezionata dai grafici di Runic Games è piacevole, snella ed essenziale quanto basta da permetterci di distinguere i nemici vivi da quelli ormai trapassati (anche se ricorda un po’ troppo un certo “Uov“…). La musica è sublime, e in effetti non potevamo aspettarci altro da Matt Uelmen, già autore delle colonne sonore di Diablo, Starcraft e il già sopracitato World Of Warcraft. Insomma, godetevi Torchlight per quello che è: un gioco fatto con pochi soldi, tanta passione e un pizzico di nostalgia.

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1 Response

  1. WILEz Said,

    Carino, l’ho preso.
    E’ molto “arcade” per il suo genere, un po’ troppo frenetico per i miei gusti, a volte c’è troppo movimento e troppa confusione, spesso ci si ritrova a sparare incantesimi in ogni direzione con la speranza di colpire qualche nemico nel mischione.
    Inoltre andrebbe bilanciato meglio, si superano quest anche stando fermi e mandando avanti il pet e le creature invocate, il rischio di morire è praticamente zero.
    Peccato che non ci sia una storia portante (almeno io non l’ho capita) che lo renda un po’ più profondo in modo che “acchiappi” e invogli a continuare.
    Tecnicamente è un gioiellino, una marea di personaggi (anche se con pochi poligoni) ed effetti su schermo, anche con tutti i dettagli al massimo, fila sempre liscio.
    Peccato per la mancata localizzazione.

    Posted on 7 novembre 2009 at 10:56

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