“In nomen omen” diceva (forse) un mio trisavolo latino. E c’aveva ragione perché, dopotutto, chi non ha inarcato un sopracciglio leggendo il titolo del gioco in questione? Fetus, creazione di Ted Lauterbach, è un puzzle-platform in cui tocca impersonare uno strano essere viola in uno mondo irrazionale. E non lasciatevi ingannare dalle apparenze: il piccolo protagonista sarà perennemente mosso dalla voglia di vendicarsi violentemente di chi l’ha rinchiuso in questo postaccio.
A ciascun livello è stato dato un inquietante nome, mentre il vostro impedito alter-ego sarà solo in grado di fare piccoli spostamenti a destra e a manca. Per raggiungere l’uscita sarà necessario sfruttare la forma del livello a proprio vantaggio, lanciandosi nel vuoto per poi riapparire dalla sua sommità . Girovagare per le claustrofobiche ambientazioni di Fetus è reso ancor più macrabo dalla presenza di corpi sgozzati di vostri simili e dai loro ghignanti fantasmi pronti a perseguitarvi. Così come da rivoli di sangue e dall’assenza di qualunque rumore o sottofondo musicale. Anche per via di puzzle non troppo eccessivi, il gioco vi ruberà al massimo una mezz’oretta, ma il mio consiglio è quello di andare avanti fino in fondo e godervi uno dei finali più folli e bizzarri finali mai visti da un po’ di tempo a questa parte.


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