Lo sviluppatore olandese Jesse Venbrux sembra avere una strana tendenza al sadismo: in Karoshi sbeffeggia in continuazione la perspicacia del giocatore, sottoponendolo a enigmi via via più bizzarri e imprevedibili; in Execution lo pone davanti a una scelta, per poi farlo rodere dal senso di colpa. E adesso è il tempo di Focus, un adrenalinico e perfido platform 2D che riprende alcuni piccoli elementi dell’engine di Karoshi per utilizzarli in un’esperienza ai limiti dell’impossibile. Lo scopo del tondo protagonista sarà quello di azionare gli interruttori che apriranno il passaggio al prossimo livello, mentre intanto è bersagliato da raffiche di siluri. In breve tempo si entra in possesso dell’abilità Focus, in grado di creare un campo di forza che può teletrasportarvi, fiondarvi in una data direzione e rallentare tutti gli oggetti che entrano al suo interno. Sarebbe troppo facile, se non fosse che il campo di forza si indebolisce pian piano, diminuendo il diametro fino a diventare del tutto inutile. Nel corso dei 50 livelli disponibili, la difficoltà crescerà esponenzialmente e sempre più ostacoli e oggetti si aggiungeranno: droidi che sparano razzi velocissimi, raggi laser, casse esplosive e gigantesche punte. L’impresa diventa ancora più difficile dal momento in cui cominciano a comparire elementi random e imprevedibili, come i frammenti di scheggie che si propagano a caso sullo schermo dopo un’esplosione. Più volte vi capiterà di ripetere continuamente lo stesso livello, mentre la musica diventerà sempre più concitata, coerentemente al ritmo di gioco. Elementi sbloccabili, medaglie e achievement, infine, aiutano notevolmente la longevità del titolo, ma già il portare a termine tutte le missioni principali vorrà dire essere dei tipi duri. O non avere una vita sociale, scegliete voi.
Focus
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