Semplicemente meraviglioso, The Company of Myself è un brevissimo puzzle platform 2D realizzato da Eli Piilonen e Luka Marcetic, in grado di fondere perfettamente gameplay e narrazione. Accompagnata dalla musica di David Carney, l’avventura viene raccontata da Jack, protagonista e al contempo narratore interno. Un po’ come in Braid, poche righe di testo che appaiono di tanto in tanto sono più che sufficienti a stregare il giocatore e ad appassionarlo fino alla fine. Jack è solo, qualcosa nel suo passato lo ha lasciato senza nessuno al fianco, e ora dovrà vedersela senza l’aiuto di alcuno.
Tutto questo aiuta a giustificare (o almeno a dare un senso) alle meccaniche di gioco: come in Time Donkey, ogni volta che lo si desidera, si potrà ricominciare il livello da capo e veder apparire una copia di sé stessi pronta a ripetere le stesse azioni compiute precedentemente. In alcuni livelli sarà possibile creare soltanto un numero limitato di copie, in altri la quantità sarà infinita. Interagendo fisicamente con questi ghost e sincronizzando i loro movimenti si dovrà raggiungere un’uscita posta dall’altro lato del livello. Interruttori da premere, alti gradini da scalare, campi di forza e altro ancora: alcuni enigmi sono davvero incredibili (probabilmente tranne l’ultimo), e fanno quasi rimpiangere il fatto che il gioco finisca così presto.


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