I giochi migliori del 2009 secondo noi!

211209-bestofCi risiamo anche quest’anno: col Natale alle porte e la bottiglia di spumante pronta per accogliere il nuovo anno, è giunto il momento di tirare le somme sui migliori giochi indipendenti usciti in questo 2009. Perché fa fico, ma soprattutto è tradizione, come le lenticchie che portano soldi e quest’anno il nonno dice di mangiarne tanti perché c’è la crisi.

Ma dato che una toptèn era una roba troppo banale e prevedibile (ma soprattutto perché proprio non riuscivamo a metterci d’accordo), ho chiesto a tutto lo staff di scrivere cinque righe sul gioco che più è rimasto impresso quest’anno. Come piace a me: democratico, facile e senza rotture di coglioni.

Angelantonio: Se fossi costretto a salvare un solo titolo uscito quest’anno dalla distruzione del mondo sceglierei Don’t Look Back di Terry Cavanagh. Senza esagerare, si tratta forse del tentativo meglio riuscito di sempre di trasposizione di un’opera in un videogioco. Cavanagh non si è limitato a inserire qualche piattaforma nel mito di Orfeo per farne un “tie-in”: ha piegato il mito alla classica struttura dei platform, o meglio ha dotato di senso il voltarsi-indietro così comune in un qualsiasi Mario, ma letale per la bella Euridice. Don’t Look Back basta da solo a zittire professoroni ammuffiti e bimbiminkia esaltati per i quali questi sarebbero “solo giochini”.

Davide: Beh se dovessi chiedere un solo gioco a Santa Claus, nella letterina scriverei a occhi chiusi Eufloria. L’affascinante opera di Alex May, Rudolf Kremers e Brian Grainger proietta in uno scenario onirico che sa rapire il giocatore come pochi, alle prese con un giardino astratto e surreale, che passo dopo passo diventa metafora dell’universo e della vita. Se in prima battuta potrà sembrare solamente un puro artificio estetico, basterà solo un giro di lancette per ritrovarvi a dover difendere con i denti  il vostro mondo.

211209-spelunkyGiuseppe: In una mail Vincenzo mi chiede il “Miglior gioco indie del 2009 secondo me”. Panico. Tutto ad un tratto mi sembra di aver giocato a centinaia di roba e allo stesso momento a nulla. La mia mente corre indietro, iniziano a spuntare i primi titoli. Una marea di shooter, platform allucinanti, poi la visione: un omino corre verso una damigella in pericolo, la prende tra le braccia e la porta via… per poi posarla su un altare sacrificale e ottenere dalla dea Khalì un paio di scarponi. È lui, Spelunky. Il piccolo capolavoro di Derek Yu sul quale ho passato ore e ore senza ancora neanche riuscire a finirlo. Massi enormi rotolanti che solo il grande Indy ai tempi d’oro, maledizioni, fantasmi, bestiacce varie e una gilda di vecchi negozianti incazzati: il tutto mescolato in livelli procedurali sempre nuovi e sempre zeppi di insidie. Spelunky non è solo il miglior gioco indie del 2009, è anche una piccola perla di game design.

211209-zenoMarco: Un gioco indie per cui farei volentieri a cazzotti contro Babbo Natale, pur di fregarglielo dal sacco, è senza dubbio Zeno Clash. Un personaggio carismatico, un mondo pulsante e ricco di emozioni, di significato. Profondo e violento al tempo stesso: impetuoso in ogni suo colore e forma, senza alcuna voglia di prendersi sul serio. Eppure, Zeno Clash trasmette emozioni e trasporta il giocatore in un mondo parallelo, fatto di atmosfera e visioni. Ed ecco che, senza accorgertene, non solo hai spaccato la faccia a Babbo Natale, ma hai pure finito il gioco, e ti rendi conto di come la tua rabbia omicida e il tuo desiderio di vivere una storia fantastica non siano mai andati così d’amore e d’accordo.

211209-runmanVincenzo: A fine anno ti ritrovi che in mezzo a tanta bella roba come Spelunky, Osmos, The Path e Flower, proprio non sai cosa scegliere. Che poi ci pensi un po’ e decidi che a ‘sto giro vince RunMan: Race Around The World. Perché Spelunky ti ha fatto entrare nella black list del Padreterno, per quanto hai bestemmiato. Perché Osmos è bello e affascinante… ma quante palle! Perché con The Path, a girare tra bambine emo e lupi-pedofili, non c’hai ancora capito una bega. E perché nominare Flower dopo che ha vinto mille award sarebbe troppo scontato. Invece RunMan, per quanto semplice e poco originale, ti ha ricordato quanto un gioco freeware realizzato da due ragazzi sia in grado di prendere a calci sulle gengive un qualsiasi capitolo di Sonic uscito nell’ultima decade. Quanto una grafica HD e con millemila effetti speciali possa essere meno godibile di un livello disegnato e colorato un po’ a cazzo con Paint. Quanto una soundtrack con pezzi jazz e folk rubacchiati qua e là riesca a blastare senza pietà le orchestre sinfoniche che tanto rifilano brani sempre uguali. E, non meno importante, quanto un gioco indie gratuito, realizzato giusto per il gusto di farlo, possa divertirti molto più di un titolo pagato 60€. Che magari i soldi per quel regalo di Natale mo’ ce li avevi pure.


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