Alla mia Università si vive di videogiochi

Volete sapere che ho fatto l’altro giorno? Sono andato all’Università. Che già di suo è un grande evento: tutte le volte che ci vado finisco per incontrare amici in qualche aula e cazzeggiare fino a sera. Così preferisco restarmene a casa, incollato alla scrivania.  Stavolta però mi era giunta voce di una conferenza intitolata “Vivere di Videogames” e tutta dedicata al settore videoludico in Italia, con la presenza di alcuni ospiti speciali. E allora perché no?

Prima di tutto c’era da trovare l’aula. Che io sto a Lettere all’Università di Salerno, e di Lettere conosco i corridoi, le mura, le porte, gli angoscianti dipartimenti e financo l’ubicazione di tutti i distributori. Poi basta. Le aule di Scienze Matematiche, dove ovviamente si stava tenendo la conferenza, manco le avevo mai viste. Mi avventuro, entro ed esco da laboratori e dalle aule stile stazione di City17. Poi arrivo davanti a una porta che nasconde qualcosa che brontola facendo un rumore da pazzi. Forse un drago che russa, ma non lo saprò mai. Uscendo scorgo qualche manifesto dell’evento. Chiedo in giro, mi addentro in un altro fabbricato, scendo le scale e finalmente arrivo.

Sono le 11:00. Le luci sono basse, c’è già una presentazione in corso. A parlare è Giovanni Caturano di Spinvector, in giacca nera e insuperabile cravatta di pixel rossi. Mi siedo mescolandomi fra gli informatici e inizio un po’ a prendere appunti. Caturano parla della sua azienda, del gioco Ciro e poi dispensa consigli su come presentarsi a una compagnia del settore, come redigere un curriculum, cosa valorizzare (onestà su cosa si sa fare) e cosa omettere (presunzione, minacce). “Una volta ad esempio” dice, “è arrivato un curriculum dove c’era scritto che lo si mandava a noi perché ritenuti la migliore azienda e che le altre non valevano niente. Solo che la mail era stata inviata in copia anche a tutte le altre.” Mi colpisce poi un filmato dove si vede una ragazza posizionare una base con dei puntini neri su una scrivania e poi inquadrarla attraverso la fotocamera di un Nokia. Sulla basetta, attraverso il display del telefono, ecco che compare un fantasmino giallo in 3D. Se lo si “tocca” si agita o si stende voluttuoso. Si tratta di Tiptip, un prototipo di realtà aumentata che Caturano ha presentato a porte chiuse per la prima volta all’E3 del 2006 e che ha già fatto capolino in alcuni eventi italiani. All’epoca girava su una PSP, ma la cosa non è andata avanti perché era necessario vendere il software assieme alla base, e i publisher erano terribilmente scettici.

È il turno poi di Alessandro Senato di Dynematica (azienda 3D factotum), che propone una carrellata sulla storia dei videogiochi focalizzandosi sui sistemi di controllo, dal pad del NES al controller del Wii passando per periferiche più o meno sconosciute, come l’U-force, roba che non avevo mai sentito, ma di cui non è difficile comprenderne l’insuccesso. La platea inizia a brulicare e comincia a dividersi in due schieramenti: fan-boy Nintendo e Nintendo merda.

Giuseppe Del Giudice di Pixrev presenta invece il trailer di I’m Not Alone. Niente di nuovo purtroppo, se non che l’atteso survival horror ha un publisher che lo distribuirà sugli scaffali di tutto il mondo. Del Giudice rincara la dose di consigli agli studenti, sottolineando il problema del dialogo fra Università e aziende: dialogo che troppo spesso viene a mancare. L’invito è quello di studiare, ovviamente, ma di non fossilizzarsi solo sul percorso accademico, visto che per certi aspetti è facile che sia arretrato o comunque incompleto.

La squadra di casa è invece composta da Ugo Erra e Rosario De Chiara dell’ISIS Lab, cioè il laboratorio dell’università. Devo dire che non c’ho capito molto della parte delle GPU, ma i 32.000 pesci virtuali che nuotavano guidati da un unico modello comportamentale sono piuttosto impressionanti.

Facciamo una pausa. Mentre mi accodo per un panino al buffet mi trovo di fianco a Dario Scarpa. Ve lo ricordate Star Wars: SotE? Io sì. Chiedo a Dario quanto manca e mi complimento per il lavoro fatto (ne abbiamo parlato qui). Lui allarga un po’ le braccia e tenta di cambiare discorso presentandomi la sua ragazza. Ovviamente non gli credo e gli dico di prendersi tutto il tempo che serve (a lui e a Cristiano Caliendo che non c’era), ma di sbrigarsi ché noi s’aspetta. Le cose che dico sempre anche a Miyamoto, insomma.

Si chiacchiera fra un panino e l’altro e poi si rientra, ci si siede e si approfondiscono i temi proposti degli interventi della mattinata. Tra le altre cose spunta fuori che Caturano è un veterano del multiplayer di Lost Planet, e che io non lo sapevo mica. A pomeriggio inoltrato si scioglie la seduta. Ho qualche difficoltà a uscire ma alla fine sono fuori che è ancora giorno. Ecco, questo ho fatto l’altro giorno.

Leggi i 10 commenti a questo articolo