Cronache tricolori della Global Game Jam

964 giochi realizzati in 48 ore, attraverso 139 sedi sparse per 39 nazioni del mondo. Questi sono i numeri sfornati dalla seconda edizione della Global Game Jam, ormai diventato uno degli eventi più attesi dagli sviluppatori in erba (e non). Per la prima volta, grazie ai ragazzi di Elios Lab e di E-Ludo, la GGJ arriva anche nell’arretrato Bel Paese. “Italians do it better”, citava fieramente un cartello in quel di Genova, intanto che nella sede di Catania volavano pezzi di pizza e cibo orientale. Il debutto tricolore è stato sorprendente: oltre 80 partecipanti hanno realizzato dieci giochi nelle due sedi italiane, mentre gli organizzatori sembrano entusiasti all’idea di ripetere l’esperienza il prossimo anno. Tramite aggiornamenti su Twitter, post sul forum e sessioni di streaming video, i protagonisti dell’evento hanno raccontato il loro massacrante weekend all’insegna dello sviluppo. I progetti realizzati, per ovvie questioni di tempo, sono dei semplici e brevi prototipi di gioco: alcuni, tuttavia, si sono dimostrati assolutamente degni di nota. Di seguito ne riporto soltanto qualcuno, ma vi consiglio caldamente di correre a scaricare tutti i giochi realizzati nella sede di Genova e in quella di Catania.


Chalk Dust
: una piccola palla di pelo deve raggiungere la chiave che serve ad uscire dal livello nel quale è intrappolata. Roba già vista in mille altri puzzle platform, ma che in Chalk Dust assume sfumature assolutamente bizzarre: ogni piattaforma sulla quale saltare ha una particolarità unica, suggerita solo per qualche istante a inizio livello; alcune invertono gli assi orizzontali e verticali, altre scompaiono e appaiono in continuazione, altre ancora nascondono appigli invisibili accanto, mentre certe fanno diminuire drasticamente il tempo a disposizione. I nervi del giocatore sono messi a dura prova, mentre lo stile grafico (ispirato a disegni di gesso su una lavagna) è tanto semplice quanto d’effetto.

The Secret of Donkey High-Hat: et voilà! L’illusionista Prestipino è riuscito a far entrare una scimmia e un asino nel suo cilindro magico, ma per uscirne i due pelosi compari dovranno superare i pericoli nascosti al suo interno. Una splendida presentazione cede il posto a un platform classico, in cui bisognerà sfruttare l’interazione dei due animali per superare trappole e nemici. La scimmia, l’unico dei due a essere direttamente controllabile, è in grado di attirare l’asino lanciandogli delle carote, cavalcarlo per camminare su alcuni spuntoni o usarlo come gradino per saltare più in alto. Purtroppo c’è un solo e semplice livello, e mi domando se gli autori decideranno di continuarlo in un prossimo futuro oppure no.

Donkey Island: non un’avventura punta e clicca, come si potrebbe pensare dal titolo, bensì un gestionale. Vi ritroverete a capo di un isolotto a forma di ciuco, dovendone gestire l’economia, costruire strutture, case e negozi. Più edifici vengono costruiti e più rapidamente si guadagna denaro. Ma, nel tentativo di racimolare abbastanza denaro da potersi permettere la struttura più grande e costosa, il giocatore dovrà presto confrontarsi con la dura realtà dei fatti.

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