The Misadventures of P.B. Winterbottom

E finalmente ci troviamo a parlare di uno dei giochi su Xbox Live Arcade più attesi dell’anno (ma che dico, dell’intera generazione!): si tratta di The Misadventures of P.B. Winterbottom, la prima opera del team indipendente The Odd Gentlemen, che sin dal suo annuncio (risalente all’E3 2008) ha catturato l’attenzione di tutti noi, convincendo anche 2K Games a supportare il progetto.

Quello che ci troviamo tra le mani una volta spesi gli 800 Microsoft Points necessari all’acquisto è un platform-puzzle che spiazza subito per l’enorme cura impiegata sotto il punto di vista tecnico: la grafica ha tinte macabro-comiche, classiche dei vecchi film muti in bianco e nero, con annesse musichette che si sposano perfettamente con questa particolare atmosfera da Inghilterra di fine ’800. Il giocatore ha il compito di controllare P.B. Winterbottom, un bizzarro ometto disposto a tutto pur di mangiare torte, e dovrà guidarlo lungo i 51 stage della campagna principale, se così vogliamo chiamarla (per distinguerla dalle altre sfide delle quali vi parlerò dopo).

In ogni livello sarà presente una quantità di torte che dovremo arraffare sfruttando la dote di Winterbottom, ovvero la capacità di creare dei cloni di sé stesso. Premendo RT, infatti, potremo registrare una sequenza di movimenti e azioni che sarà poi eseguita, in maniera identica, da un nostro clone. Avrete intuito che è proprio questo il fulcro del gioco, e vi assicuro che i ragazzi di The Odd Gentlemen non si sono davvero risparmiati in quanto a possibili combinazioni per risolvere gli enigmi, tutti molto ingegnosi e un paio davvero geniali. La soddisfazione nel superare quelli più ostici è davvero impareggiabile. La clonazione è comunque solo la prima parte di un meccanismo più complesso: ogni gruppo di 10 stage va, infatti, affrontato sfruttando una variante dell’abilità di registrazione di Winterbottom. Se all’inizio basta semplicemente far compiere ai cloni specifici movimenti, o magari farci colpire da uno di loro per raggiungere le torte posizionate più in alto, procedendo avremo a che fare con interruttori a tempo, torte che potranno essere raccolte solo dai cloni (e solo seguendo un certo ordine), portali che fungeranno da punto di partenza obbligatorio per ogni nostra registrazione, e addirittura versioni cattive di Winterbottom che minacceranno le nostre scampagnate. E non finisce qui: a complicare ancora di più la situazione c’è la limitazione all’utilizzo del potere di registrazione, che varia da livello a livello e che permette di creare solo un certo numero di cloni. Quindi qui più che in altri puzzle game va davvero studiata ogni singola mossa, perché tentare di risolvere gli enigmi senza pianificare una strategia precisa è praticamente una perdita di tempo.

Se credete che questo tipo di gameplay sia perfetto per un gioco a tempo, sappiate che gli sviluppatori hanno inserito anche una seconda modalità, che si sbloccherà e amplierà man mano che procederemo col completamento dei livelli principali. Qui ci verranno proposti 25 nuovi stage che, oltre a richiamare tutte le varianti del potere che vi ho descritto sopra, aggiungeranno una sfida in più, in quanto andranno completati rispettando un certo tempo limite e un numero massimo di cloni generabili. In questo caso, sebbene non si raggiunga ancora la frustrazione, più di una volta il crocifisso appeso nella mia camera ha rischiato di cadere. Tra l’altro, i punteggi ottenuti in queste sfide vengono inviati ad una classifica online, quindi chi ama gasarsi realizzando tempi record troverà pane (anzi, torte) per i suoi denti.
Niente di tutto ciò mina comunque il coinvolgimento di The Misadventures of P.B. Winterbottom, che è riuscito a tenermi incollato alla 360 come in poche altre occasioni mi è capitato, tant’è che mi sono ritrovato a guardare i titoli di coda in men che non si dica (purtroppo, solo 4 ore).

Credetemi se vi dico che in quest’opera c’è tutto quello che gli amanti dei puzzle game potrebbero desiderare: non li ho citati, ma meritano molto pure i disegni delle scene di intermezzo, accompagnati da rime alternate (anche se qualche volta risultano un pò forzate, immagino che in inglese rendano molto di più). Per certi versi il titolo ricorda Braid: non ci sono dubbi che il team si sia ispirato a questo gioco, ma in Winterbottom ci ho visto più un’evoluzione che un’effettiva somiglianza. Sarà l’atmosfera irresistibile, o magari la genialità di gran parte degli enigmi. Come detto, si tratta di un gioco nato come indie e rimasto tale per tutta la sua gestazione: si potrebbe discutere a lungo su quanto il supporto di un publisher lo renda o meno classificabile come tale. Oppure lo si potrebbe giocare e basta, godendosi uno dei migliori puzzle platform su Live Arcade dai tempi di Braid.

Sito ufficiale di The Misadventures of P.B. Winterbottom

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