Wake

Doveva essere una crociera piacevole e rilassante, secondo quel dannato depliant inviatomi dai ragazzi di Boss Baddie. “Wake: un viaggio che ricorderete per anni”, c’era scritto. E infatti è così, ma per ragioni che non mi sarei mai aspettato. Maledetti. Ora sono bloccato, la nostra nave è incappata in una tempesta e cala a picco: il livello dell’acqua sale rapidamente, sta inondando tutte le stanze, e l’unico modo per sopravvivere è quello di raggiungere il piano più alto. Corro rapidamente, e di tanto in tanto mi imbatto in alcune porte che mi sbarrano la strada: alcune, in legno, posso facilmente romperle con l’ascia, ma per quelle di metallo ho prima bisogno di trovare una chiave.

Ci sono state alcune esplosioni, e all’interno della nave sono scoppiati degli incendi: potrei provare ad attraversare il fuoco rapidamente, mettendomi in salvo prima che la tuta bruci, oppure aspetto che il livello dell’acqua salga al punto da spegnere le fiamme. Opto per la seconda. L’acqua sommerge l’intero piano e comincio a nuotare trattenendo il respiro. Trovo una via di fuga attraverso i condotti dell’area, fino a raggiungere una stanza con una torretta. Una torretta?! Che ci fa in una nave da crociera? Non c’è tempo per preoccuparsene: mi copro dai colpi e passo all’interno di una stanza buia.

Mi faccio luce con un candelotto, mentre l’acqua ha ripreso a sommergermi. Posso usare delle bolle d’acqua come se fossero delle camere ad aria: mi ricorda tanto un livello di Super Mario 64, con la differenza che qui c’è di mezzo la mia vita. Non quella di uno stereotipato idraulico italiano.

Finalmente vedo l’uscita: il respiro sta per abbandonarmi, ma la luce è vicina. Sopravvivo. Dopo una breve cutscene conclusiva mi viene assegnato un punteggio in base al tempo impiegato e ad altre cose, mentre sblocco diversi achievement e mi viene data la possibilità di affrontare l’avventura a un livello di difficoltà superiore. Ma, per oggi, basta emozioni.

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