Nel fiume in piena delle news che il nostro piccione viaggiatore telematico porta puntualmenta da quel di San Francisco, ci sembra un buona idea staccare un po’ la spina e immergerci anche solo per pochi minuti in un accattivante platform, Maru, ideato dal ventunenne olandese Jesse Venbrux. Nel gioco vi ritroverete nei panni di un omino nero dagli occhi bianchissimi, il cui compito sarà saltare da un pianeta a un altro sfruttando la forza di gravità di ciascun astro.
L’esperienza si riduce quindi solamente a saltare-atterrare sul nuovo pianeta, e raggiungere il warp che vi proietterà nel livello successivo, ma la peculiarità di Maru è nel suo stile atipico, capace di rapire la vista e l’udito del giocatore e guidarlo lungo tutti e 7 i livelli (tranquilli, non vi ruberanno più di una decina di minuti). Le scelte stilistiche ricordano alla lontana un certo World of Goo, dal momento che Jesse ha scelto di plasmare un mondo fatto di colori vividi, calcati, in forte contrasto tra loro: le tonalità fredde, il grigio del fondale, il nero del protagonista si scontrano con il fucsia e l’azzurro acceso che decoraro i vari pianeti. Anche il sonoro, curato da Jake Almond, fa il suo effetto: vi sembrerà infatti di guidare una tribù a suon del didjeridoo, lo strumento a fiato degli aborigeni australiani. Purtroppo, per il resto Maru offre ben poco, ma se volete rilassarvi, cercare un avventura tranquilla e che non richieda troppo tempo per essere portata a termine, allora sapete dove cercare.


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