Si vede che ormai incantesimi e magie non vanno più tanto di moda. O semplicemente gli stregoni si sono rotti le biglie di fare bidibibodibibù, abra-cadabra, e via dicendo. E allora si improvvisano strateghi, proprio come il protagonista di Soulcaster, titolo sviluppato dal team MagicalTimeBean, e scaricabile dalla sezione Indie Games di Xbox Live Marketplace al prezzo di 240 Microsoft Points.
Il gioco in questione è di base un dungeon crawling, con meccaniche tower-defense, dove impersonando uno stregone dovremo attraversare delle mappe infestate da nemici. Come vi ho accennato, il nostro maghetto non agirà direttamente, ma si affiderà al potere di tre spiriti, che dovrà evocare in campo e far combattere contro gli avversari.
Queste anime saranno acquisibili praticamente da subito: la prima appartiene all’arciera Shaedu (almeno credo sia una donna, boh, di certo so solo che compra i vestiti ad Hyrule), la seconda al guerriero Aeox, e la terza all’alchimista Bloodfire. Inizialmente per farsi strada è sufficiente l’arciera, ma ben presto gli spiriti vi spiegheranno che, come in ogni gioco con un minimo di tatticismo, dovrete sfruttare le loro abilità in base alle situazioni (a patto che non l’abbiate già capito da voi), o meglio ai nemici da affrontare.
La sorella scema di Link vi sarà dunque utile per attaccare sulla lunga distanza, visto che le sue frecce potranno anche superare specchi d’acqua e fosse, ma vi consiglio di non lasciarla a combattere da sola, visto che cadrà giù facilmente con un paio di colpi dei nemici (non in quel senso…). Il cazzutissimo guerriero potrà invece contare su grande forza fisica, quindi è indicato per il combattimento ravvicinato, grazie anche allo scudo potenziato che gli garantisce una solida difesa. L’alchimista, un pò lo sfigatello del gruppo, può lanciare dei molotov medievali, che colpiscono ad ampio raggio i nemici. Peccato che se viene ammazzato è meglio darsela a gambe, visto che auto-esploderà causando danni anche ai suoi compagni (e a noi, se ci troviamo abbastanza vicini).
Sul terreno possono essere evocati un numero di spiriti (anche dello stesso tipo) pari alla quantità di sfere blu in nostro possesso (indicate in basso): inizialmente ne avremo a disposizione solo tre, ma tramite gli appositi negozi sarà possibile acquistarne altre due. In qualsiasi momento, premendo Y, potremo richiamare l’ultimo combattente piazzato in campo, che sarà riconvertito in sfera, permettendoci così di decidere se evocarlo in un punto diverso della mappa o semplicemente piazzare una delle altre due anime.
I negozi svolgono un ruolo importante, infarcendo Soulcaster con una lieve componente RPG: a patto di essere ricchi sfondati, potremo infatti potenziare alcune abilità degli spiriti, come il danno degli attacchi, i punti vita e la velocità dei colpi. La progressione nel gioco è piuttosto lineare: in ogni mappa vanno sconfitti i nemici presenti, che appariranno poco alla volta, in modo da sbloccare la porta che ci condurrà al dungeon successivo. Importante è fare molta attenzione ai nostri punti vita: per morire dovremo esaurirne 100, ma raccogliendo i sacchetti rossi potremo triplicarli. In caso di estremo pericolo conviene attivare le pergamene, che faranno fuori istantaneamente tutti i nemici nelle vicinanze.
Tuttavia, è l’elemento tecnico che ho trovato assai interessante: come potete vedere dai video o semplicemente dagli screenshot, gli sviluppatori hanno cercato di ricreare uno stile decisamente old school, che non può non ricordarvi il primo The Legend of Zelda per NES. Tra l’altro pure il sistema di salvataggio è un chiaro omaggio ai giochi dell’era 8-bit, visto che è basato sulle password, da segnare nel caso volessimo interrompere la partita per ricominciarla da quello stesso punto. Anche con l’audio tutto sommato è stato fatto un buon lavoro, ma l’unica musichetta che spicca è quella che si sente quando si entra nei negozi. Peccato per la scarsa longevità : nonostante la possibilità di rigiocare l’avventura a un livello di difficoltà superiore, credo che gli sviluppatori si sarebbero potuti impegnare per creare qualche altro dungeon, magari con qualche bel boss, “costringendoci” così a scegliere con attenzione quali abilità migliorare in ogni anima, in vista di un combattimento finale più impegnativo.
Resta tuttavia un buon titolo, meritevole di una chance almeno attraverso il download della demo.

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