GameStop mette le mani su Kongregate

KongregateDopo essere stata annunciata qualche giorno fa attraverso un videomessaggio di Jim Greer, l’acquisizione di Kongregate da parte della nota catena di negozi GameStop è diventata effettiva proprio nelle ultime ore. Si tratta di una delle più rilevanti notizie dell’anno per quanto riguarda lo scenario dello sviluppo indie e del crescente settore dei social e casual game, che ha portato il co-fondatore della compagnia a dover spiegare perché uno dei punti di riferimento di giochi in Flash e piccoli sviluppatori indipendenti sia ora di proprietà di un colosso del settore mainstream e non certo noto per essere vicino alle esigenze dei giovani e sconosciuti autori.

Sebbene non si conoscano ancora i dettagli dell’accordo, come la cifra sborsata da GameStop o i piani per i prossimi mesi, sembrerebbe che l’obbiettivo comune delle due realtà sia quello di ampliare ulteriormente la propria utenza. La catena statunitense si lancerebbe finalmente in quel settore dei casual game e dei giochi online tanto bramato nell’ultimo anno ma finora inseguito con estrema difficoltà, dando vita a un punto di riferimento per i suoi 500 milioni di acquirenti nei negozi fisici. Kongregate, che attualmente conta su un’utenza di circa 10 milioni di persone, potrebbe notevolmente beneficiare dalla visibilità fornita da una catena che ha oltre 6500 sedi sparse in tutto il globo.

L'annuncio di Jim Greer

Numeri che dovrebbero far venire l’acquolina in bocca a molti sviluppatori indipendenti, i cui giochi potranno d’ora in poi raggiungere un’utenza ancora più ampia, ma che hanno tuttavia fatto storcere il naso a molti. Tra questi figura in prima linea un deluso Phil Fish, autore del gioco in via di sviluppo FEZ, sebbene le community, i blog e i tweet pullulino di commenti preoccupati e scettici, laddove qualcuno teme che Kongregate possa essere pesantemente snaturata. “Non cambierà nulla,” ha affermato Greer in un’intervista a Gamasutra. “GameStop ama il fatto che riceviamo una così grande mole di contenuti da parte degli sviluppatori indie, e che siamo in grado di avere partnership che vanno oltre quelle strette da loro con i grandi publisher. Hanno subito chiarito a me e al nostro team quali sono le loro intenzioni, e sono estremamente interessati al nostro pubblico.” Riguardo alla community di game developer, il CEO californiano ha infine aggiunto “Il DNA della nostra compagnia ha distribuito a oltre 8500 sviluppatori gli strumenti per rendere i loro giochi più social, raggiungere un pubblico gigantesco e guadagnare denaro attraverso oltre 30.000 giochi innovativi”.

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