Avere una piccola web agency è dura. Essere allo stesso tempo un “one man studio” dedito al blogging e allo sviluppo di giochi Flash è ancora più dura. Non fraintendetemi, non è la solita lamentela per i weekend passati davanti al computer o le ore di sonno perse in favore dell’ultimo progetto. Oggi mi voglio lamentare di come il mondo vede la mia figura professionale. E arrivo subito al punto. Quando si sparge la voce che “lavori col computer”, e se ci sai fare si sparge veramente in poco tempo, oltre a nuovi clienti busseranno alla vostra porta personaggi di ogni genere che, credetemi, mai penserebbero di trattare in questo modo un professionista operante in qualsiasi altro settore.
Vi faccio due esempi, certo di non raccontare nulla a voi nuovo: come web agency venite contattati dall’amico dell’amico, o dal cugino di un cliente che vi informa con fare misterioso di un progetto che ha in mente, qualcosa “metà Facebook e metà qualsiasi-altro-sito-famoso”, supponiamo (è capitato) che sia metà Facebook e metà eBay. Tralasciando di capire perchè il mondo dovrebbe aver bisogno di un facebay.com (vi prego non fiondatevi a registrarlo, è già assegnato) quando dispone già di un Facebook e di un Ebay che svolgono il loro compito in maniera eccelsa, immaginando per un momento che sia l’idea del secolo, si dovrebbe fare un preventivo.
A quel punto si cerca di far capire al “cliente” che potrebbe essere un lavoro fuori delle nostre possibilità, soprattutto visti i tempi di consegna che dovrebbero aggirarsi attorno al mese, poichè sicuramente l’idea sarà venuta in mente ad altre persone (sarà un virus?) ed è importante uscire per primi. A quel punto si viene investiti dalla sua delusione. Ma come, non siete in grado di realizzare una cosa tipo “A è amico di B” dove si mettono un paio di foto, si fanno commenti e si mettono all’asta quattro oggetti? Ma se quello del film, Zuzzemberg (sic), l’ha fatto nella sua stanza al college. E che dire di BillGhei (sic e sigh) che ha fatto Windows in garage? Quasi indispettito se ne va, con l’aria di chi voleva proporre il salto di qualità a degli improvvisati programmatori, verso nuovi progetti e, speriamo, nuove web agencies.
Un altro caso mi capita come game developer, vengo contattato per far sapere il mio costo e la mia disponibilità per un gioco di cui al momento non mi può dire di più, ma che se va bene sono almeno 15mila euro al mese, altrimenti continuiamo ognuno col suo lavoro. Il che equivale a uno che va in una pizzeria, chiede informazioni sulla pizza “speciale” e il pizzaiolo dice che non può svelare gli ingredienti, ma che se va bene mangerà una signora pizza se va male passerà la notte al bagno e poi via, come nuovo. Tentando di far ragionare il “cliente”, spiego che la mia disponibilità è legata alla complessità del progetto, che vorrei almeno un riferimento… “beh, per farti un’idea, tipo un MMORPG, ma con delle novità” (pure!!). Anche qui dico che va fuori delle mie possibilità, e mi sento pure dire “ma come, con tutto il tempo che passi sul blog”… e ha ragione… dovrei smettere di bloggare e concentrarmi su World of Warcraft versione Flash, ma sono solo uno dei tanti che non sanno cogliere le occasioni. Vengo trattato come quando rifiutai di vendere i prodotti Herbalife a tutta la mia famiglia.
Poi, la sconcertante verità: secondo voi qualcuno è mai andato da un architetto a chiedere un preventivo per un’opera “metà Colosseo e metà Statua della Libertà”? O da un medico a commissionare un vaccino contro la flatulenza che se tutto va bene sono 15mila euro al mese, se va male continueremo a far finta di nulla quando le molliamo? Basta, non voglio più lavorare col computer. Farò l’avvocato. Farò causa a tutti gli Zuzzemberg e i BillGhei rei di aver fatto del vostro (solo vostro oramai) mestiere una pagliacciata. Se tutto va bene, sono 15mila euro al mese.
Programmatore nell’animo, Emanuele Feronato esplora il mondo del game development sul suo blog www.emanueleferonato.com. Di sua spontanea volontà non vuole che questo spazio diventi un’autocelebrazione, quindi ne approfitta per salutarvi


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