Una passeggiata pomeridiana in Arcadia: A Pastoral Tale

Arcadia: A Pastoral TaleTendenzialmente sono gli inglesi a rivendicare un particolare attaccamento all’arte pastorale, ma ciò non ha di certo impedito a Jonas Kyratzes, game designer greco-tedesco, di realizzare Arcadia: A Pastoral Tale, un piccolo viaggio sensoriale alla riscoperta del tema campestre. Più che un gioco, A Pastoral Tale è una storia interattiva, breve ma intensa, del tutto priva di un qualunque comparto audio-visivo. E’ una vicenda, scritta e raccontata alla vecchia maniera: con le parole. Come stesso l’autore l’ha descritta, “[Arcadia] non è una gara. E’ una passeggiata pomeridiana. Non ci sono sfide, enigmi o scelte sbagliate. Solo la strada che si imbocca, le cose che si vedono.”

In termini ludici, Arcadia è un’avventura ipertestuale. Brevi porzioni di testo ci descrivono gli eventi, con i quali è possibile interagire attraverso alcuni hyperlink: sceglierne uno piuttosto che un altro modifica inevitabilmente gli eventi, ma nessuno di essi conduce al game over o al perfect score. Proprio per questo, gran parte del suo fascino risiede nella possibilità di rigiocarlo, sperimentando strade o scelte differenti. E’ un genere, quello di Arcadia, che è stato abbandonato ormai da più di vent’anni; ciononostante conserva ancora tutto il suo fascino. Nel titolo impersoneremo un pastore, con al seguito un piccolo gregge; ciò che accadrà poi dipenderà soltanto dalle scelte che faremo. Lo stile di Kyratzes è ben lontano dalla raffinatezza di Pope o dalle allegorie di Spenser – ma è davvero così importante in un ambito già così privo di virtuosismi artistici com’è quello videoludico? Al di là del suo valore estetico, quello di Jonas Kyratzes è dopotutto un coraggioso esperimento. Riprende meccaniche ormai considerate obsolete, eppure ancora fertilissime e inesplorate. E allora è legittimo chiedersi: quanta strada la narrativa videoludica ha ancora da fare?

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