Papo & Yo: caro papà...

Caro papà, ti scrivo.

Ho deciso di dedicarti una lettera diversa da quelle a cui sei abituato, una lettera in cui lo scrittore sono io, ma lo sei anche tu. La chiamano “videogioco”.

E il protagonista sono io. Sì, esatto papà, proprio io. Posso esplorare il mondo della favela brasiliana, tra fantasia e realtà, saltando da un tetto all’altro, azionando leve e divertendomi con Lula, il mio amico robot, quel giocattolo che tu mi regalasti. Credo si dica “puzzle platform”, ed è in vendita sul PSN, qualunque cosa sia il PSN!

Ma la cosa bella, caro papà, è che in questo mondo ci sei anche tu. Sei il mio migliore amico, e ci divertiamo a vagare di qua e di là. Solo che… sei un mostro. Cioè, hai la forma di un mostro! La cosa è stata divertente per un po’, ma lo sai cosa succede quando mangi una rana?

Ci sono certe cose di te che non mi piacciono molto, papà.

Come le sere in cui torni a casa, e io devo nascondermi nell’armadio.

Come le sere in cui torni a casa, e fai del male a mia sorella.

Come quelle sere in cui mangi una rana, papà.

E io sono costretto a fuggire, e ad aspettare che tu ti calmi. Ed è per questo che ti ho scritto, papà. Io voglio che tu guarisca, e sono disposto a tutto perchè ciò avvenga.

Sono disposto a camminare e saltare per tre o quattro ore di gioco, sono disposto a risolvere enigmi che sono sì classici, ma che regalano una soddisfazione enorme quando la leva che ho premuto genera un effetto a catena di case sorridenti e volanti, che derivano direttamente dalla mia fantasia, papà.

E anche se lungo la strada si presenterà qualche piccolo problema, o qualche “bug”, nulla influirà sul mio viaggio di emozioni e meraviglia verso la tua guarigione.  E hai visto quant’è bella la favela, papà? È piena di graffiti meravigliosi, ed ha una luce veramente fantastica.

Tutto questo, papà, lo farò per te, e per raggiungere finalmente il finale di questa storia, uno dei più bei finali della storia dei videogiochi.

Ciao, papà.

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