Proteus: una terra mistica

Proteus è un gioco per tutti, e con questo intendo dire che tutti dovrebbero giocarci almeno dieci o venti minuti al giorno. Si tratta di un’esperienza unica, terapeutica, che rilassa corpo e mente passando per le nostre orecchie attraverso impulsi visivi.

Proteus (Ed Key & David Kanaga) 1

Il cerchio spazio tempo

Il gioco non ha una trama, non ha un fine e, anche se lo avesse, vorrei non saperlo perché è bello così. Un cerchio di suoni ed effetti senza senso tra i quali ci muoviamo e dove ogni cosa, seppur nel suo disegno semplice, emana un contatto emotivo unico. Proteus è vita ed è proprio così che inizia: con un risveglio tra le onde del mare. L’instinto e le onde ci trasportano su un’isola popolata da alberi, insetti, volatili e anfibi.

Una terra piena di strane pietre e colonne che si ergono spiccando tra le montagne. Un luogo mistico in cui ci perderemo finendo per scoprirne i segreti. Così un cerchio di rocce mistiche si popola di  luminose palline bianche per velocizzare il tempo, mentre strane torri possono teletrasportarci chissà dove. Non avremo una mappa, ma sospetto che siano presenti più isole.

I gufi sono capaci di ipnotizzarci, mentre gli stormi di uccelli bianchi agiscono come una droga alterandoci la vista. La musica ambient dal forte accento elettronico ci tiene in un costante limbo sogno/realtà.

Proteus (Ed Key & David Kanaga) 2

Disegni elementari per risultati eccezionali

Lento e retro fino all’esasperazione, Proteus vuole situarsi nell’onirico, e non gli piace l’idea di essere finito: vuole restare una porta su un mondo parallelo in cui, desiderosi, torneremo ad affacciarci. Ed è per questo che non possiamo salvare e la grafica è così scarna, stilizzata, fatta per attivare in noi la voglia di completarla o di immaginarci i dettagli mancanti.

Ma allora cosa dobbiamo fare in Proteus? Camminare, esplorare, perderci, giocare con i suoni che emette una rana saltellando e vedere dove ci porta. Dobbiamo allontanarci dal sentiero e sederci sotto gli alberi, mentre le foglie che ci cadono addosso hanno il sound di un campanellino che neanche Philip Glass…

Un gioco di esplorazione unico, imperdibile, bizzarro e, per questo, lo amo.

Per ulteriori informazioni visitatene la pagina ufficiale.

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