Doveva essere una crociera piacevole e rilassante, secondo quel dannato depliant inviatomi dai ragazzi di Boss Baddie. “Wake: un viaggio che ricorderete per anni”, c’era scritto. E infatti è così, ma per ragioni che non mi sarei mai aspettato. Maledetti. Ora sono bloccato, la nostra nave è incappata in una tempesta e cala a picco: il livello dell’acqua sale rapidamente, sta inondando tutte le stanze, e l’unico modo per sopravvivere è quello di raggiungere il piano più alto. Corro rapidamente, e di tanto in tanto mi imbatto in alcune porte che mi sbarrano la strada: alcune, in legno, posso facilmente romperle con l’ascia, ma per quelle di metallo ho prima bisogno di trovare una chiave.
Ci sono state alcune esplosioni, e all’interno della nave sono scoppiati degli incendi: potrei provare ad attraversare il fuoco rapidamente, mettendomi in salvo prima che la tuta bruci, oppure aspetto che il livello dell’acqua salga al punto da spegnere le fiamme. Opto per la seconda. L’acqua sommerge l’intero piano e comincio a nuotare trattenendo il respiro. Trovo una via di fuga attraverso i condotti dell’area, fino a raggiungere una stanza con una torretta. Una torretta?! Che ci fa in una nave da crociera? Non c’è tempo per preoccuparsene: mi copro dai colpi e passo all’interno di una stanza buia.




Eccoci qua, finalmente possiamo iniziare a sbavare su qualcosa di concreto. Si tratta dei primi concept art di The Witness, il prossimo gioco di Jonathan Blow. Sul 

Ecco, questo è esattamente il genere di opere che mi rende ogni giorno felice e fiducioso verso questo affascinante mondo degli indie game. Minimalismo grafico, trama fuori dagli schemi e tanto, tantissimo spazio lasciato alla nostra immaginazione: quello che (non mi stancherò mai di dirlo e di ripeterlo) manca al settore mainstream da davvero troppo tempo, ormai accecato dai fantastiliardi di poligoni e dalle idee ammuffite; non memore purtroppo del potere di una manciata di pixel usati sapientemente.






