“E così la bella schiava Hippolyta, vestita soltanto di strisce di sangue, saltò in groppa a un baio senza sella e fuggì via dall’accampamento dov’era prigioniera. Cavalcando dovette saltare spine e pietre, schivare rami e frecce e uccidere nemici nel modo giusto, riconoscendoli al volo dal solo suono della voce. Poi cadde in un baratro di spine e… no aspetta, non è così che andò la storia!”
Vi ricorda qualcosa? Mettiamola così: prendete il gameplay di Robot Unicorn Attack, sostituitegli la patina gay con una corposa dose di brutality e tette al vento e avrete quello di questo Hippolyta. Sviluppato dal canadese Marco “Evil Dog” Arsenault (lo stesso del fenomeno Punk-o-matic e del cervellotico Z-Rox), questa chicca è riuscita a dividere il pubblico a metà. C’è chi lo trova difficile e chi invece decisamente frustrante.
Beh, in effetti introdurre un sistema di checkpoint non sarebbe stata una cattiva cosa, visto che basta un nonnulla per prendere un ramo in faccia e dover ricominciare un livello dall’inizio. L’apparato tecnico invece è di un lussureggiante talmente esagerato da risultare anch’esso un po’ un ostacolo al riconoscimento dei vari ostacoli (appunto) da evitare nel giusto modo. L’ultimo tocco sono i mini rallenty e la voce narrante che danno al tutto un tocco da Le Mille e Una Notte… cioè da Prince of Persia.



La giuria ha selezionato i giochi, gli artisti sono andati alla premiazione, la giuria ha votato, il pubblico si è diviso, gli addetti ai lavori hanno iniziato a parlare da dietro: questo quanto accaduto recentemente a Sanremo e in quel di San Francisco per la GDC. Classifica dei vincitori alla mano, la prima chiacchiera da bar che mi vien da strepitare è: come cavolo è possibile che il Nuovo Award sia andato a Cactus e non a Benmergui per 









