Evan Miller (Pixelante Game Studios) confeziona questa piccola perla chiamata ImmorTall, e ci rapisce con la sua breve e triste storia, mettendoci nei panni di un piccolo alieno che muove i suoi primi passi. Una sorta di racconto a scorrimento orizzontale, in cui avremo delle persone care da proteggere contro una guerra che non comprendiamo, tra cieli di diverso colore e suoni di vita o di morte.
Saremo piccoli (oh, prima si clicca in basso e si gioca, poi si legge, lo sapete no?), ma cresceremo alti fino a diventare immortali, questo già lo sappiamo. Atterreremo da un pianeta sconosciuto, minuscoli e neri, bisognosi ancora di una mano per salire il nostro primo gradino. Non sappiamo cosa siamo, né da dove veniamo. Sappiamo che ci affezioneremo, al primo istante, a quella bambina che ci aiuterà. Ringrazieremo il primo umano che ci donerà un frutto e lo porteremo sulle spalle, cresceremo. E proseguiremo con loro, con tutti i loro cari che ci daranno fiducia. Per sempre, fino a difenderli con il nostro stesso corpo.
Conosceremo la guerra; guerra soltanto umana e che a noi invece non apparteneva. Saremo lo scudo, la speranza e la sopravvivenza stessa dei nostri affetti. Ogni sparo si abbatterà su di noi come suono vitale, ogni colpo non intercettato urlerà stridente come la morte, in secondi che ci parranno secoli. Vedremo lacrime scendere per ogni morte, sentiremo il nostro corpo piegarsi, sempre più debole. Vedremo quel fiocco di neve cadere dall’alto e la nostra anima distendersi. Fino a quella che è chiara, ormai, esserci la fine; e così vivere immortali.
Gioca a ImmorTall (e non piangete che siete grandi, si dice così)





Ogni tanto arriva il turno di alcuni giochi che sanno bene come rendersi unici e particolari. Per lo stile adottato, per le meccaniche di gioco, o per entrambi motivi. Ed è questo il caso dell’ultimo lavoro dei Bell Brothers, John e Dan, che sotto uno schema ludico molto semplice hanno nascosto in realtà un’idea fresca, divertente, accompagnata da uno stile sicuramente degno di nota.

Lo ammetto, sono di stomaco debole: non ho mai visto l’Esorcista né Saw e dopo il primo quarto d’ora di Distretto 9 ho dovuto smettere di mangiare popcorn. Però mi capita solo con i film, mai invece ho abbandonato un videogioco perché mi faceva saltare dalla sedia. Al massimo ho acceso qualche altra lampada giocando a Eternal Darkness. “Che ce ne fossero poi giochi come quello!” direte; ebbene oggi siete capitati bene, l’incantevole





