“Mi arrendo. Rinuncio alla speranza che i videogiochi possano diventare un valido medium culturale”.
Così Michaël Samyn di Tale of Tales inizia il nuovo anno. In un duro e interessantissimo post (conviene prima lo leggiate) Samyn fa un po’ il punto sulla sua attività di game designer indipendente, dichiarandosi sconfitto poiché i videogiochi, a suo dire, non hanno desiderio di cambiare, ma sono felici così come sono. Il suo malcontento era già intuibile nel corposo post A bad year for dreams, in cui Samyn metteva in evidenza come “l’utenza mainstream non è composta da nerd” e come Nintendo l’abbia compreso e sfruttato vendendo alla gente, in sostanza, nient’altro che gli stessi giochi a cui hanno sempre giocato nella vita reale (alla faccia della Revolution), fregandosene delle potenzialità (ancora?) nascoste e inespresse della realtà virtuale, cosa che invece Sony e Microsoft hanno tentato di esplorare (salvo poi accozzagliare Natal e sensori di movimento assortiti).
Leggere i due post con relativi commenti mi ha dato da pensare non poco. Da un lato posso spiegarmeli con la frustrazione di Samyn che vede i suoi titoli, seppur ben considerati dalla critica, relegati comunque a una nicchia. Dall’altra non posso non pensare a quanto effettivamente ormai la parola “videogioco” sia diventata inadatta, o perlomeno sia così carica di significati da non bastare più. In fin dei conti è sempre un problema di semantica. Viviamo di parole. Sono parole i nostri nomi e quelli che diamo alle etichette con cui classifichiamo i prodotti dell’ingegno (?), tra cui figurano anche i videogiochi. Questi ultimi nascono per intrattenere, divertire: giochi a video. Sono arte? Questo ora non interessa. La domanda è: sono ancora videogiochi? The Path è un videogioco? Braid è un videogioco? Mario Galaxy? Ico? E Gears of War?


La simpatica creazione del simpatico Kyle Gabler ha innestato in noi un altrettanto simpatico senso di alienazione dalla realtà per circa mezz’ora buona. Che è poi pari a una decina di volte il tempo necessario per completare una partita di questo
Per chi fra voi ha apprezzato lavori come 

Circa un mesetto fa, girovagando tra le pagine di Indie Vault, potreste aver fatto cadere l’occhio su






