Uno crede sempre di sapere di cosa si stia parlando. Se da quando avevi sette anni passi il tempo divertendoti (e sottolineo divertendoti) a muovere dei pupazzi di pixel/poligoni su schermo, è naturale che ogni volta che ti trovi di fronte a poligoni interattivi credi si tratti di un videogioco. “Vuoi” che sia un videogioco. Come potresti altrimenti comprenderlo? Come faresti, nel caso quel mondo interattivo “non fosse” un videogioco, ad etichettarlo, a dire se ti piace, a confrontarlo con tutti quelli che hai provato finora? E allora parti a sezionarlo: grafica, sonoro, gameplay, storia, presentazione ecc… A ogni voce si assegna un numero, si fa la media ed ecco il giudizio. Ora sei sereno, hai capito, hai dominato l’enigma, pur non pretendendo che il tuo sia IL giudizio (sì, come no…) puoi andare in giro a dire: “ho provato questo, per me vale tot”.
Questo dei giudizi numerici, a mio avviso, è uno dei più grandi impedimenti all’integrazione del Videogioco in quella che si suol definire “cultura alta” (o per alcuni “cultura” e basta): finché critici e recensori specializzati punteranno l’attenzione su qualsivoglia titolo con questo tipo di lenti, sarà sempre più difficile che a emergere siano quei titoli che meritano in quanto opere d’arte fatte e compiute piuttosto che i vari cloni. Mi rendo conto che il discorso è molto più articolato e che non è questa la sede, ma è impossibile parlare di Fatale senza una premessa del genere.
Se dovessi parlarvene con i soliti canoni “strutturalisti”, tutto quello che riuscirei a dirvi è che ha un comparto sonoro di prim’ordine, una grafica niente male (per essere semi-zero-budget) ma il sistema di controllo peggiore della storia. O qualcosa di simile. Il punto è che non si può trattare Fatale come un videogioco, perché non lo è. I ragazzi di Tale of Tales, del resto, hanno più volte ripetuto che si tratta di una “vignetta interattiva”. Forse l’avevate già letto ma è bene puntualizzarlo. The Graveyard fu un calcio in bocca al convenzionale modo di intendere i videogiochi (cioè in sostanza come prodotto uso flipper), poi è arrivato The Path: gli si è detto di tutto, anche se in fondo non si sapeva come chiamarlo. Su questo vertevano le principali controversie: è o non è un videogioco? Lo è? Ma non ne rispetta i canoni! Non lo è? E allora che ce ne frega?
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