Intervista col gaijin: Max Puliero

Quattro chiacchiere con Max Puliero, 3D artist italiano che da anni vive e lavora in Giappone.
Max Puliero

Dopo aver intervistato tempo fa Davide Pasca (OYK Games) in occasione dello scorso Tokyo Game Show, abbiamo fatto quattro chiacchiere con un altro sviluppatore italiano che da diversi anni vive nella capitale giapponese. Max Puliero è un artista 3D freelance che ha lavorato con compagnie nipponiche come Digital Frontier e From Software, e che attualmente collabora proprio con OYK Games nella realizzazione di un nuovo gioco di mech per realtà virtuale.

Quando ti sei trasferito in Giappone e quali difficoltà hai incontrato nei primi mesi?
Volevo fare qualcosa di diverso e ventitré anni mi sembrava la giusta età per provarci. Così sono partito il 25 settembre 2006. Di difficoltà non ne ho avute molte: ho passato il primo anno a studiare la lingua quasi a tempo pieno. Diciamo che l’assenza di pizza è stato sicuramente un problema all’inizio.

Quanto ci hai messo a imparare il giapponese?
L’ho studiato per un anno, ma sicuramente tornare a studiarlo non sarebbe una cattiva idea in quanto il mio giapponese è molto lontano dall’essere perfetto. Comunque mi basta per capire ed essere capito nel 90% dei casi, anche a livello lavorativo.

Max al lavoro sul nuovo gioco di OYK Games

Max al lavoro sul nuovo gioco di OYK Games

In cosa è diverso il mondo lavorativo giapponese da quello italiano?
Ho lavorato solo due anni in Italia in uno studio molto piccolo, quindi ho pochi termini di paragone. Sicuramente a Tokyo si lavora spesso in aziende grosse che hanno clienti importanti o che sviluppano progetti impegnativi. Tokyo è una città che ti spreme sotto tutti i punti di vista: qui ci vieni per lavorare, per fare esperienza, per divertirti, per goderti la città e per non avere un minuto libero. Il concetto di relax è praticamente bandito!

Raccontami brevemente una tua giornata tipo a Tokyo.
Sveglia ore 9, lavoro dalle 10/10:30 fino a quando non ho finito, diciamo almeno fino alle 8:30 di media, ma non è raro stare in ufficio fino a notte fonda. A pranzo, la metà delle volte è un bento comprato in un piccolo supermercato sotto l’ufficio, o in alternativa si esce a mangiare con i colleghi. Una volta usciti dall’azienda capita di andare a bere, di mangiare un ramen o una cosa veloce da qualche parte e poi si torna a casa distrutti e sudati.

Eventi come BitSummit e meetup come Tokyo Indies danno l’impressione che la scena indipendente in Giappone stia cominciando a muoversi in maniera un po’ più attiva. Com’è il tuo rapporto con la community locale? Partecipi ad eventi?
Essendo un artista 3D, il mio rapporto con la community indie è piu legato ai singoli artisti che lavorano sparpagliati in diverse aziende grosse o piccole. Si organizzano spesso drinkup in giro per la città, dove ci si conosce e si parla (male) delle aziende in cui si lavora [ride]. Non sono molto pratico di questi eventi ufficiali, forse perché non mi sento molto ‘indie’ nell’anima.

Qual è il vantaggio maggiore di stare in Giappone?
Parlo di Tokyo perché non ho vissuto in altre città: il vantaggio maggiore è che il cervello si abitua ad accettare qualsiasi cosa, dal Gundam grandezza naturale che si trova a Odaiba, fino al vecchio vestito da scolaretta, passando per la quasi totale assenza di crimine.

Pensi di tornare in Italia?
In vacanza, una o due volte l’anno.

Dai qualche consiglio per chi vuole trasferirsi e trovare alloggio e lavoro?
Fatevi qualche anno di esperienza in qualche altro paese e poi venite a Tokyo. Gli stranieri che portano conoscenza sono sempre ben accettati e ben retribuiti: secondo me arrivare qua già con un contratto di lavoro è la cosa migliore, e infatti io ho iniziato a godermi un minimo questa città dopo tre anni dal mio arrivo.

Potete seguire Max sul suo account Twitter, trovare i suoi lavori su ArtStation o i suoi tutorial sul suo canale YouTube.

Giornalista freelance e geek a tempo pieno. Editor di Multiplayer.it. Paga l'affitto di casa scrivendo di videogiochi, ma la famiglia è convinta sia solo una copertura, e che in realtà venda CD masterizzati.
Un commento

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  • ordnas666
    30 dicembre 2015 at 10:01

    Ho visto l’hangout di Indievault e c’era anche Max, in bocca al lupo!