La sottocultura Dōjin ospite del Far East Film Festival

In occasione del Far East Film Festival di Udine si è tenuta una presentazione dedicata nello specifico alla scena dōjin, videogiochi amatoriali realizzati in Giappone.
doujin

Il 25 aprile scorso ho avuto l’occasione di assistere a un simpatico evento collaterale del Far East Film Festival di Udine. Si trattava di “Videogiochi giapponesi Dōjin”, una piccola selezione di titoli giapponesi home made curata da Paolo Branca (Playing the Game, Games Design Week) e ospitata presso il nuovo spazio di coworking Lino’s & Co.. Nella medesima location si potevano provare liberamente numerose console e retrogame messi a disposizione dai ragazzi del Trieste Science+Fiction – Festival della fantascienza.

Paolo ha anche tenuto un breve talk su cosa consiste la realtà dei Dōjin Soft. Si tratta di una sottocultura giapponese che riunisce persone dagli interessi comuni e grazie ai quali si identificano rispetto alla cultura dominante. Nello specifico, Dōjin Soft individua una particolare categoria di videogame “indipendenti”, molto diversa dal fenomeno “indie” che conosciamo in occidente. Stiamo parlando, infatti, di produzioni casalinghe, realizzate durante il tempo libero, comunemente esposte e vendute tramite eventi di massa come il Comic Market (Comiket) di Tokyo. Rispetto alla moderna praticità del digital download, i Dōjin mantengono ancora uno stretto legame col supporto fisico: pertanto, il gioco passa di mano in mano dallo sviluppatore al consumatore, mettendo in contatto due realtà normalmente inavvicinabili. Chi realizza il gioco ha così la possibilità di avere uno scambio di vedute diretto col proprio pubblico; per chi acquista il gioco, oltre a poter conoscere di persona l’autore, vi è la possibilità di farselo autografare (e qui entriamo nell’ambito del collezionismo).

Le produzioni Dōjin Soft mantengono spesso una base derivativa, ovvero utilizzano personaggi delle serie più conosciute. In Giappone, avere un prodotto legato alla proprietà intellettuale registrata da una software house non viene considerato pirateria: anzi, questo fenomeno è visto dalle aziende come un modo per ampliare la fan base. Ne è un esempio Street Fighter X Megaman, crossover realizzato da un fan tra la serie picchiaduro e Megaman con una grafica in stile 8 bit. In questo caso, non solo Capcom gliel’ha lasciato fare, ma lo ha finanziato e lo ha aiutato nel marketing, tant’è vero che il gioco si può acquistare su Capcom-Unity.

Shoot ‘em up e visual novel sono i due filoni su cui si basano i Dōjin. Il primo guarda ai manic shooter o bullet hell di origine anni ’90 con Radiant Silvergun e DonPachi come riferimento. Una delle produzioni più famose è legata al Touhou Project del Team Shanghai Alice, che in realtà è costituito da una persona sola, conosciuta con lo pseudonimo ZUN. Ormai divenuto personaggio di culto in Giappone, ZUN si è occupato dello sviluppo di ogni ambito del gioco, dal codice, alla grafica, alla colonna sonora.

La categoria delle visual novel, ben più statica della precedente, è caratterizzata da una grafica stile manga e da una struttura narrativa estremamente semplice; il gioco è spesso poco più di una sorta di “libro digitale”, in cui il giocatore ha il solo compito di leggere e cliccare per passare alla scena successiva. Uno dei riferimenti principali per questo filone è sicuramente Angelique uscito nel 1994 per Super Famicom. La caratteristica principale di questo – come di altri – Otome game era quella di stabilire una relazione sentimentale con un personaggio all’interno della storia. Da questo capostipite nascono sia il genere delle visual novel, sia quello delle dating sim in cui si punta prettamente alla simulazione di un appuntamento.

Per quanto riguarda il panorama europeo, si è vista una certa contaminazione giunta dal paese del Sol Levante, che ha portato alla realizzazione di titoli interessanti come Nandeyanen!?: The 1st Sûtra degli svizzeri Tchagata Games e Xydonia / ザイドニア degli italiani Breaking Bytes.

3D Artist presso lo studio di grafica Segnoprogetto. In particolare si occupa di rigging/animazione e rendering in diversi ambiti, tra cui quello dell'archeologia e della realtà aumentata. Appassionato di videogame gdr, si diletta anche con la versione cartacea (D&D) a cui è estremamente legato.
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